Best of Readings

Leggere d’estate

Mai capitati su un’isola o in un villaggio turistico sperduto dove non ci sono librerie? Io potrei arrivare con destrezza al furto sulla sdraio del vicino o a importunare sconosciuti per strada, pur di avere da leggere. D’estate la voglia di emozioni e coinvolgimenti su carta straripa e l’esigenza di divorare pagine nuove o vecchie è impossibile da non assecondare, che sia sotto un ombrellone, sul cucuzzolo di una montagna o in casa al fresco dell’aria condizionata. Come scegliere i titoli da portare in valigia? Personalmente credo poco al passaparola, la lettura è altamente soggettiva e non è detto che un libro di cui tutti parlano possa piacere al mondo intero. Ma se compro a scatola chiusa, mi fido ciecamente dell’esergo, la frase che sta all’inizio del romanzo. Oppure mi affido alla pagina 69: l’inizio di un libro è studiato apposta per catturare, la fine non può essere letta. Pagina 69 è il test statisticamente perfetto per capire se un libro mi piace. E fondamentale: lasciarsi ispirare dai gusti e dai colori dell’anima…

stonerL’imperdibile. Quello che quando cominci non riesci più a smettere. “Stoner” di John Williams, ovvero l’elogio dell’uomo qualunque. La fama gli è scivolata di mano, è fuggita in silenzio, proprio come la sua vita. John Edward Williams si è spento nel ’94, a 71 anni, prima che il suo capolavoro, scritto nel lontano ’65 e sepolto da una coltre d’indifferenza, divampasse dalle ceneri. E infiammasse gli animi con la straziante biografia di un antieroe, Stoner, il professore con una vita trascinata tra le mura dell’università e quelle infelici di casa. Una storia di ordinaria normalità, tutt’altro che noiosa; un requiem in onore della vita qualunque eppure così dannatamente speciale, proprio perché vissuta. Romanzo nostalgico per la sua capacità di sviscerare i dilemmi, le infelicità, gli slanci emotivi, le ingiustizie, i guizzi di gioia dell’essere umano. Struggente e meraviglioso.

bianchiniIl romantico. Per addolcire le calde giornate estive tra sentimenti e sorrisi. “Dimmi che credi al destino” di Luca Bianchini, il Nick Hornby di casa nostra, abile dosatore di emozioni e humor. I suoi personaggi-archetipo emigrano in una Londra insolita, dove gli italiani fanno gli inglesi e gli inglesi imitano noi. La protagonista Ornella, emotiva anonima over fifty, gestisce una piccola libreria italiana nel cuore di Hampstead, quartiere londinese benestante. Libreria che esiste davvero ed è a rischio chiusura. Per farsi aiutare dalla difficoltà della gestione, assume Diego, un napoletano tribolato gay oriented e chiama in soccorso Patti, la sua cara amica milanese dall’entusiasmo contagioso. Ognuno dei comprimari è fuggito dall’Italia o dal passato, che alla fine chiede il conto…una terapia di supporto per credere al potere della rinascita.

vargasL’avventuroso con delitto. Un po’ di brivido se la vacanza annoia. L’estate poliziesca si farà subito interessante con “Tempi glaciali” di Fred Vargas, tornata dopo quattro lunghi anni di assenza. Il commissario Jean-Baptiste Adamsberg, lo svagato e irresistibile “spalatore di nuvole”, si trova a dover affrontare un caso intricato che lo condurrà dalle leggende del ghiaccio islandese al terrore della Rivoluzione Francese. S’inizia con due finti suicidi, uno strano simbolo disegnato vicino ai corpi, due ragazzi molto legati tra loro, una comitiva che anni fa perse l’innocenza in Islanda e un’organizzazione che rievoca i discorsi del Terrore di Robespierre. Una massa di alghe difficile da sbrogliare per l’anticrimine di Parigi: la squadra più peculiare che si possa trovare nel mondo dei polizieschi contemporanei. Romanzo costruito a regola d’arte, tra curiosità allettanti e sfumature nostalgiche.

proustDa rileggere. Quattro storie che lasciano il segno, leggere per credere. “Alla ricerca del tempo perduto“, Marcel Proust. Non è vero che è difficile: è lungo sì, ma nessuno racconta la vita, l’amore e la morte come lui.  “Come funziona la mente“, Steven Pinker. Un saggio divulgativo, alla portata di tutti, per capire veramente chi siamo, in che modo pensa il nostro cervello. E per mettere in soffitta Freud e ogni psicoanalisi che non sia fondata sull’evoluzione dell’uomo. “Storia di una vedova“, Joyce Carol Oates. Non è una storia inventata: Oates ha davvero perso il marito. Ne ha tratto un romanzo autobiografico di rara bellezza, e un manuale per affrontare il lutto. “La realtà è magica“, Richard Dawkins. È uno straordinario libro illustrato che racconta 14 miliardi di anni di storia. Per non rispondere a tuo figlio che l’uomo discende da Adamo e Eva. Né da una scimmia: il nostro 185milionesimo antenato è un pesce.

Book therapy

I libri sono una guida e una cura. Qualsiasi sia la nostra situazione, c’è un libro che può aiutarci. A guarire un cuore ferito, a migliorare la nostra vita, a riflettere sulle relazioni. La chiamano Book Therapy, e io ci credo.

mancusoUn cerotto sul cuore. Quando sentiamo traboccare le delusioni e le recriminazioni del nostro cuore strappato e ricucito troppe volte, calmiamoci, non esistono colpevoli fuori, esiste solo la nostra strada di crescita. Se la perdiamo arriva uno sgambetto affinché ce la riprendiamo. Affidiamo le nostre ragioni a una lettera aperta, facendoci ispirare da “L’arte delle lettere. 125 corrispondenze indimenticabili” che raccoglie istanti di verità, tra gli altri, di Virginia Woolf, Charles Bukowski, Leonardo da Vinci e J.F. Kennedy. Iniziamo poi la terapia dal fondo: “Lasciarsi” di Franco La Cecla che ci aiuterà a farcene una ragione, poi consideriamo di smettere di versare lacrime con “Amarsi male“, quattordici racconti di Antonio Debenedetti, e cominciamo la risalita con “L’amore che ti meriti” di Daria Bignardi. Ora siamo pronti a un’alta idea dell’amore, che ben declina Vito Mancuso in “Io amo. Piccola filosofia dell’amore“.

AllegriaFare il pieno di entusiasmo. Abbiamo fatto di tutto per rincorrere il mondo, con l’idea di essere ciò che facciamo. È esattamente il contrario: dobbiamo fare ciò che siamo e vedremo rifiorire la gioia. Iniziamo con un viaggio nei ricordi che hanno tracciato la nostra storia con “Via delle Botteghe Oscure” del Nobel Patrick Modiano, e poi vediamo come in fondo la vita sia una cosa molto più normale della sua pubblicità, con “L’allegria degli angoli” di Marco Presta; perché possono di più un tramonto o un gatto vicino che fa le fusa e 500 altri istanti di abbordabile meraviglia, elencati in “Happiness is” di Lisa Swerling e Ralph Lazar, che qualsiasi traguardo esteriore. È ora di scrutarci dentro con “Un’idea di felicità” dei due promotori della slow life Luis Sepùlveda e Carlo Petrini, e poi a viaggiare nel profondo con “La realizzazione del Sé” di Paramhansa Yogananda.

regaloEsercizi di empatia. Alleniamo la prospettiva che fa vedere la realtà con gli occhi degli altri, risparmiandoci in lamenti e giudizi a priori e cercando sempre motivi per essere grati. Ma per aprire la porta della gratitudine bisogna fare prima un po’ di pulizie da vendette e rancori. Ci aiuta un classico del noir come “I diabolici” di Boileau-Narcejac, poi andiamo in fondo al freddo del cuore con “Gelo” di Maurizio de Giovanni. Quando sentiremo di aver attraversato gli angoli bui, guardiamo alla storia e agli insegnamenti che porta l’esperienza: ci aiutano Antonio Pennacchi e il suo “Camerata Neandertal“, libro di formazione, e “La guerra dei nostri nonni” di Aldo Cazzullo. Con “Il magico potere del riordino” di Marie Kondo, insieme al guardaroba andranno a posto anche le idee e saremo finalmente pronti a sorprenderci in “Un regalo che non ti aspetti” di Daniel Glattauer.

 

 

Risorse della mente

Avete mai curiosato nella cartella “risorse della mente”? Ci troviamo tre utili software: intuizione, desiderio e sogno. Funzionano di default senza che ce ne accorgiamo, non sono disinstallabili e si possono migliorare con facili upgrade:

INTUIZIONE. È alla base di molte scelte apparentemente casuali, che però si rivelano azzeccate. Se vi è capitato di sentire l’urgenza di telefonare a qualcuno per poi scoprire che gli è appena successo qualcosa, oppure di voler uscire di casa prima del solito ed evitare così un ingorgo stradale, capite a che cosa mi riferisco. L’intuizione è quel senso magico che permette di sapere qualcosa basandosi sui dati del proprio mondo interiore non intuizionefisico. La usiamo quotidianamente, ma non sempre ce ne accorgiamo, spiega Penney Peirce, esperta e autrice de “La forza dell’intuizione“, primo volume di una trilogia che comprende “Frequency” e “Il potere della percezione“. Si verifica quando il corpo, le emozioni, la mente e lo spirito sono attivi e integrati insieme, mentre sono focalizzati sul momento presente. Non è un dono innato, ma una capacità che si può potenziare allenandosi a percepire tutti i minimi cambiamenti che avvengono nel nostro corpo e decifrandone il messaggio, semplicemente lasciandoci guidare dall’immaginazione. Per esempio, non riusciamo a decidere la mete per le vacanze? Chiudiamo gli occhi e visualizziamo le alternative: New York ci dà un senso di costrizione? È ansia, lasciamo perdere. Ibiza fa accelerare il battito cardiaco? È entusiasmo, corriamo a prenotare!

DESIDERIO. Chissà quante volte pensiamo: “Se realizzo il tale desiderio (per esempio acquistare un oggetto), sarò finalmente felice!”. Ma poi va davvero così? Molto probabilmente no, perché lo “scopo” del desiderio non è quello di venire appagato, ma di mantenerci in azione: se all’inizio basta il pensiero di possedere una certa cosa per riempirci di gioiosa eccitazione, quando alla fine facciamo il nostro acquisto le intense emozioni lasciano il posto a un più concreto gradimento. Col passare delle settimane, poi, questo scema in un neutro distacco. Alla fine, l’oggetto in questione andrà a finire nel mucchio delle cose vecchie. Una volta concluso il ciclo, quell’oggetto non ci prenderà mai più come all’inizio. Concentrandoci desideriosu qualche altra novità e tornando all’antico entusiasmo. Concediamoci la possibilità di essere/sentirci frustrati, cioè di provare rabbia quando un nostro desiderio viene respinto: si tratta di imparare a vivere in bilico tra la vita che viviamo e quella che ci piacerebbe vivere, esemplifica lo psicanalista Adam Phillips, autore del saggio “In lode della vita non vissuta“. Le vite che viviamo nella fantasia, così come quelle che desideriamo, servono a rendere piacevole e quindi sopportabile la cosiddetta “vita vissuta”. Se non ci concediamo la frustrazione, non capiamo cosa potremmo desiderare, di cosa potremmo sentire la mancanza, cosa potrebbe darci davvero piacere. In altre parole, se ci priviamo della frustrazione, ci priviamo della possibilità di sentirci soddisfatti.

SOGNO. Non sottovalutiamolo. Primo, perché (in media) passiamo ben sei anni della nostra vita a sognare. Secondo, perché è una porta d’accesso al nostro mondo interiore. Oltre ai sogni “ordinari” esistono anche quelli “lucidi” (nei quali siamo consapevoli di stare sognando). Se li sfruttiamo bene, sono appaganti e/o divertenti: possiamo creare opere d’arte o situazioni di piacere e sperimentare cose che – nella vita vera – sarebbero impossibili o sognoda pazzi (baciare uno sconosciuto, volare a corpo libero…). Possiamo anche neutralizzare ciò che ci spaventa e disinnescare gli incubi. Per compiere il salto da sogno normale a sogno lucido dobbiamo prendere coscienza dello stato onirico, spiegano gli scrittori e filmmaker newyorkesi D.Tuccillo, J.Zeisel e T.Peisel, autori del libro “L’arte di vivere i sogni“. La presa di coscienza può avvenire spontaneamente, magari perché ci imbattiamo in qualcosa di totalmente assurdo (Che ci fa uno struzzo alla guida di un bus? Questo deve essere un sogno…). Altrimenti possiamo indurla con alcune semplici tecniche, per esempio coltivando l’intenso desiderio di “risvegliarci in sogno” e facendolo diventare il nostro pensiero dominante prima di addormentarci.

Letture da single

Se i single sono, dal punto di vista fiscale, la categoria più vessata in Italia, nell’editoria si prendono invece una corroborante rivincita. E la notizia è che non si rifanno più, o almeno non solo, al divertente ma abusato immaginario di “Sex and the city“. Attraversano infatti tutti i generi letterari con storie ora leggere, ora drammatiche, che vedono protagonisti giovani uomini, ragazze in età da marito o eccentriche signore.

webberL’excursus nell’universo dei cuori solitari non può non cominciare da un libro che ha fatto piazza pulita dei falsi miti fin dal titolo: “La meravigliosa vita delle single“. Spiega l’autrice Imogen Lloyd Webber (sì, è la figlia del Signore dei Musical) che in una relazione sbagliata ci si può sentire infinitamente più sole che da single; la sua filosofia improntata al “carpe diem” parte da qui per addentrarsi, con ottimismo pragmatico, nelle attività e nei vantaggi di una condizione che si suppone a tempo determinato. D’altronde, questo libro non spiega come trovare un uomo, ma come individuare una rotta sicura nel mondo delle ragazze single, limitare il mal di mare e godersi perfino il viaggio.

mameSe poi il fato volesse allietare il tragitto con la compagnia di un bambino, il faro potrebbe essere “Zia Mame“, di Patrick Dennis: delizioso romanzo degli anni Cinquanta che ha per protagonista un undicenne di Chicago sbalzato, dopo la morte del ricco padre, nella rutilante New York della sua nuova tutrice, una zia single ma tutt’altro che “zitella”. L’avventurosa vita che gli si presenta ha i contorni di un sogno tanto glamorous quanto folle e ribalta le convenzioni grazie a un coraggio controcorrente. Che non manca a un altro scrittore, William Sutcliffe, che racconta il mondo dei single maschi e delle loro mamme preoccupate nello spassoso “Contento tu“. Al centro del romanzo ci sono Matt, sempre innamorato di ragazze che rosehanno la metà dei suoi anni; Paul, che vive in una comune gay; e Daniel, che passa i sabato sera in casa a leggere romanzi pensando alla sua ex. Riusciranno le genitrici a rassettarne le esistenze in meno di una settimana? In tempi di precariato sentimentale sembra fortunato chi si sposa, a meno che la sindrome del single di ritorno non colpisca a tradimento…come succede alla protagonista di “Se son rose“, di Tiziana Merani, abbandonata senza un soldo dal marito. A darle consigli arrivano le amiche, single ovviamente. E proprio questa sembra essere la rete di salvataggio: amori sbagliati, insoddisfazioni e frustrazioni portano a dire no a un’esistenza a due che non appaga. Essere single non è qualcosa che subisci, una tragedia che ti travolge, ma il frutto di un percorso fatto con la testa e con il cuore.

Siamo tutti fatti per essere felici

Anche gli economisti e i neurobiologi sono arrivati alle conclusioni dei filosofi: la felicità non dipende dagli oggetti che possediamo né dagli status che riusciamo a ottenere. È legata, invece, alla capacità di dare un senso (nella duplice valenza di significato e direzione) all’esistenza e alle relazioni. La felicità di cui parlo non è ovviamente un utopico piacere senza fine, ma quella luce dell’anima che discende dal sapere chi siamo davvero e dove vogliamo andare.

be happyLo insegnava Immanuel Kant ai suoi allievi, circa 250 anni fa: “Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza” e si tratta di un’esortazione quanto mai attuale. Viviamo in un mondo che ci spinge verso l’esatto contrario. Siamo travolti da un eccesso di comunicazione e di marketing mascherato. Ci siamo abituati a delegare agli “esperti” la maggior parte dei processi decisionali che ci riguardano: dalle scelte finanziarie all’abbinamento del vino. D’altra parte, in una società complessa e ultraspecializzata come la nostra, è impossibile sottrarsi al tam-tam mediatico o non delegare. Possiamo, però, provare a farlo in modo consapevole, ovvero con un approccio critico, orientato al senso profondo delle cose. Seguire l’onda, andare al rimorchio del pensiero altrui o delle mode sembra comodo, ma ha molti effetti collaterali: disattiva la capacità di capire, giudicare, decidere e ci inchioda a una condizione di subalternità esistenziale. Chi non pensa con la propria testa sarà sempre ai margini della propria vita, anche se è seduto su una poltrona da ministro.

Secondo il manager-filosofo Christian Boiron, “Siamo tutti fatti per essere felici“. Titolo di un suo libro, il cui motto è “la felicità è una cosa normale”, che non ha nulla a che fare con la fortuna o il caso ma col costruire la vita a partire da quel che c’è, senza rincorrere per forza quel che manca. Meditare, circondarsi di persone affini, confessare le proprie emozioni, concedersi di non fare nulla, imparare a perdonarsi e sorridere, sono solo alcuni punti che lo scrittore analizza. Ma quello su cui più si sofferma sono due letterine che spesso non siamo capaci di pronunciare per timore di offendere qualcuno, perderne la fiducia o l’affetto. “No” è la parola più urgente ed essenziale in questa epoca. Un no propositivo che ci rimette in linea con i valori autentici e aiuta a sviluppare fiducia nelle nostre capacità.

Imperfetto è il nuovo perfetto

connasseLa donna perfetta è una cretina“. O meglio, “stronza”. Lo sostengono la giornalista Anne Sophie e la comica Marie Aldine Girard nel saggio intitolato, punto, “La femme parfaite est une connasse“. In Francia è stato un caso letterario: in pochi mesi, 300.000 mesdemoiselles lo hanno comprato, dando ragione alle autrici che prendono di mira le tipiche fissazioni di donne ormai stanche di inseguire la perfezione. Lo sforzo di aderire a modelli assoluti è una forma di difesa, ma anche una fuga da noi stesse, che ci impedisce di fare i conti con le nostre fragilità. Sono – finalmente – sempre più frequenti i segnali di insofferenza verso un ideale tanto irraggiungibile quanto frustrante.

Negli Usa la campagna della lingerie Aerie Real non ha “aggiustato” con Photoshop la protagonista delle sue affissioni: “Niente supermodelle. Niente ritocchi. Perché essere la vera te è sexy” recita lo slogan sui manifesti. E ad esserne felice, ancor prima delle clienti, è stata la testimonial: la 28enne Amber Tolliver, orgogliosa della sua pancia molle. Contro gli standard irrealistici si è scagliata anche la moda: alle ultime sfilate maschili Giorgio Armani ha mostrato come coniugare approssimazione e figaggine. Merito del panciotto, capo primonovecentesco che “conferisce completezza all’abito e copre le magagne della camicia. In giro non si vedono più le camicie stirate come un tempo dalla mamma. Pieguzze di qua, grinze di là…” ha decretato lo stilista. Lode a lui.

Dalla moda la riscoperta dell’imperfezione tracima nell’alimentare: in Austria i supermercati Rewe hanno promosso la linea di frutta e verdura “Wunderlinge” (il cui nome mescola le parole “stranezza”  e “prodigio”). Bitorzolute, ma gustose ed economiche, queste meraviglie della natura ricordano che c’è differenza tra il bello e il buono. E che quello che colpisce al primo sguardo alla fine potrebbe non sapere di nulla. Analogamente la Kraft ha studiato come dare alle sue fette di tacchino in busta l’apparenza di porzioni tagliate a mano con il coltello. Gli americani, infatti, amano la comodità dei cibi già pronti, ma rifiutano quelli troppo lavorati. L’irregolare è come un piatto fatto in casa, segnala qualcosa di autentico, sano, buono. Un punto di forza invece che un difetto. In Giappone definiscono “wabi-sabi” la particolare bellezza delle cose imperfette, quella dei vasi ossidati dal tempo o delle ruvide ceramiche artigianali, la cui anomalia è garanzia di unicità.

Memorizziamo il concetto di nuovo imperfetto e usiamolo contro chi ci rinfaccia i nostri difetti. Perché noi donne normali siamo così: imperfette sì, cretine no.

Il cardellino

cardellinoUn battito d’ali. Lieve, delicato, eppure vibrante. Come un cardellino che si libra al vento. Così è la scrittura di Donna Tartt, già autrice di Dio di illusioni, una penna intensa che si è aggiudicata lo scorso anno il prestigioso Premio Pulitzer. E poi è arrivato Il cardellino e l’ho sentito subito. Leggerti era come un lavacro, una purificazione. La tua scrittura spazzava via tutto quel che c’era stato prima. Via quel freddo scorrere di immagini su cui ero abituata a scivolare appena aprivo il libro di un autore americano dei primi Anni ’90. Ma come? L’ho capito pagina dopo pagina, man mano che il mistero si infittiva e qualcosa mi portava a comprendere dove stavi andando in quel serpeggiare fluido, dove mi stavi portando con quella scrittura piena, coinvolgente. Sei diversa Donna, da tutte. Nell’era che ci dà l’apparenza della massima velocità , tu vai lentissima.

Theo Decker, il ragazzino protagonista, ha 13 anni quando lo conosciamo. Ha perso la madre in un attentato al Metropolitan Museum di New York. Lui si è salvato sì, ma sarà sempre orfano, mancante, bucato, irrisolto. Ha tra le mani un dipinto: il cardellino del titolo, opera di Fabritius, maestro di Vermeer. Un quadro che diventa il cardine della sua vita, l’origine di fortune e sfortune, dal temporaneo ricovero presso una ricca famiglia di Park Avenue a un periodo complicato nei sobborghi di Las Vegas, diviso tra Hobie, amico fedele, e Boris, losco russo mercante d’arte. Al centro sempre il cardellino, che vorrebbe volare ma una catena tiene legato. Per Theo è il ricordo della perdita della madre. Per noi “la metafora perfetta della vita: siamo esseri che tendono verso l’alto, ma il corpo ci tiene intrappolati“.

Si respirano atmosfere dal sapore dickensiano, trasposte però nell’America dei giorni nostri, deturpata dagli attacchi terroristici. Theo assomiglia a Oliver Twist: prova a imbrogliare la vita come la vita ha fregato lui. Si ritrovano i tormenti di Holden Caulfield, le ribellioni di Dean Moriarty e Sal Paradise (i protagonisti di On the road di Kerouac). Thriller e storia d’amore, in questo romanzo è facile perdersi. E bello nuotarci dentro.

Il miglior dono

Frenesia a mille, città parate a festa, corse folli alla ricerca dell’ultimo regalo da fare a parenti, amici, compagni. Attraverso il dono siamo spinti a interagire, esporci, comunicare, farci conoscere e conoscere l’altro. Sentimenti e pulsioni che non dovrebbero portare né ansia né angoscia come invece succede sotto le feste. Un regalo prima di tutto definisce il rapporto tra chi lo propone e chi lo riceve: una proposta di relazione che può essere di affetto, di rispetto, di gratitudine…purtroppo ora il regalo è diventato il mero risultato d’un investimento di energie, un obbligo, una routine. Se stiamo girando come matti nell’ansia di trovare il dono perfetto da mettere sotto l’albero, oppure sbuffiamo davanti alle vetrine perché “dobbiamo fare il regalo anche a quello là” forse è giunto il momento di fare un respiro profondo e fermarsi un attimo.

giftsQual è il dono più prezioso di oggi? Il tempo. E infatti non lo regala nessuno. Sarebbe invece importante condividerlo. Prendersi del tempo per cenare con degli amici che non si vedono da anni, fare una telefonata ai parenti lontani, abbracciare i nostri genitori. Regalare il nostro tempo, trasformandolo in un atto di presenza e condivisione è il miglior dono che possiamo fare a chi amiamo. E ricordiamoci che “il pensiero è quello che conta”, non è solo una frase, perché dietro ogni regalo c’è un pensiero, e per spiegarlo esiste il bigliettino. Usiamolo per racchiudere il motivo di quel regalo. Ecco perché a Natale amo regalare un libro con dedica personalizzata, come gesto d’affetto e di stima profonda. Con un libro regaliamo qualcosa di noi, un pezzo della nostra anima. Un piccolo universo di pensieri condivisi nell’intimo del silenzio della lettura, in un istante passato solo con noi stessi.

Ecco allora da regalare a se stessi “Il libro della sera” di Guido Davico Bonino, uno straordinario percorso letterario che passa in rassegna i capolavori di ogni tempo, da quelli più famosi a quelli sconosciuti. Da mettere sotto l’albero dell’amica, “Che bello essere noi“, messaggio chiaro lanciato da Lella Costa a tutte le donne, nonostante i cliché che ci vogliono invidiose o poco solidali. Alla mamma sensibile “Danza delle ombre felici” di Alice Munro, scrittrice che in questa raccolta di racconti scandaglia in modo chirurgico i rapporti familiari e le innumerevoli incomprensioni che nascono tra i legami di sangue. Al compagno “La tregua” di Mario Benedetti, pagine pregne dell’amore salvifico a cui ogni coppia tende.

Il tempo delle letture regalate è sempre tempo ben speso.

Imperfette e vincenti

notNon è una sociologa, né una sessuologa e neanche una dietologa di grido. Ma la casa editrice americana Random House le ha offerto 2,7 milioni di euro per farle scrivere un manuale destinato alle ragazze che vogliono tutto. Lei ha accettato e ora, due anni dopo, il libro sta avendo un grande successo in tutte le librerie del mondo. Parlo di Lena Dunham, la creatrice e protagonista della serie tv Girls in onda su Mtv, la bionda e rotondetta Hannah Horvath, ruolo per il quale si è aggiudicata un Golden Globe come attrice e un altro come sceneggiatrice della miglior serie. Ventotto anni, quasi 2 milioni di followers su Twitter, Lena è l’erede in carne e ossa di personaggi come la single imbranata Bridget Jones e la newyorkese superglam Carrie Bradshaw. Il suo libro “Not that kind of girl” – in Italia ha il titolo “Non sono quel tipo di ragazza” – è stato tradotto in 22 lingue e si classifica come un’autobiografia che prende in giro quei manuali molto popolari in America che insegnano come comportarsi per fare carriera, essere seducenti, diventare mogli e madri perfette. Il presupposto qui è tutto il contrario: Lena parte dai suoi errori e debolezze. Ma vuole tutto lo stesso, perché le paladine del nuovo femminismo sono come lei: imperfette e vincenti.

Cade a fagiolo un libro così in un periodo storico-culturale al massimo del narcisismo. Vietato non essere al top. Belle, magre, brave, casa e carriera, mai dire “sono stanca”, mai dare agli altri e a noi stesse l’immagine di una donna che ha dei limiti. Siamo succubi del mito della perfezione. La società ci vuole combattive, individualiste, competitive, ma la cultura da secoli ci identifica con la madre, il simbolo dell’accoglienza e della cura. Trovare la quadra fra questi modelli non è per niente facile, la risposta è ancora da scrivere…anche se, molto probabilmente, nasce proprio dal contraddittorio moltiplicarsi di ruoli e ideali, quella forza irresistibile che ci spinge a voler essere tutto, capaci di fare ogni cosa. Di risolvere le situazioni costi quel che costi, di voler bene senza risparmiarci, di essere mamme e mogli, fidanzate e manager, impiegate e casalinghe, sempre al massimo. Si dice che siamo multitasking, ma dietro questa parolina c’è una trappola che spesso ci tendiamo da sole. Perché l’ansia di assumere tutte le identità può avere esiti distruttivi. E allora, semplicemente cerchiamo di non voler essere il massimo in tutti i campi ma prendiamoci tempo, concediamoci di sbagliare e accettiamo le nostre scelte, i limiti e le debolezze che ci identificano e grazie a cui siamo quello che siamo. Imperfette e vincenti. Si cresce, si sbaglia, capita, si sopravvive.

Bookcity 2014

Si è conclusa ieri sera con grande successo la terza edizione della kermesse milanese di quattro giorni BookCity. Nonostante le manifestazioni e gli scioperi di venerdì e i drammatici allagamenti di sabato si sono registrati grandi numeri: 130 mila presenze, 975 eventi, 250 sedi, 265 case editrici coinvolte e 1900 ospiti tra autori nazionali ed internazionali, attori e musicisti. Romanzi, noir, saggi, letture pubbliche, mostre, discussioni e spettacoli teatrali per soddisfare il desiderio di sapere, d’imparare e capire.

bookcity

Tanto entusiasmo si è tradotto nell’acquisto di libri, i veri protagonisti del festival, libri non solo da ammirare sugli scaffali delle librerie o nelle vetrine, ma da poter sfogliare con entusiasmo e curiosità, apprezzando tutto il piacere che la lettura può soddisfare. BookCity 2014 è stata in grado di tirar fuori la loro più intima essenza ed è riuscita a riaffermare Milano non solo come capitale di moda e finanza ma anche dell’editoria e della cultura. Ha inaugurato David Grossman il 13 novembre al Teatro dal Verme con un discorso sulla “Forza delle parole” e ha concluso ieri sera il Premio Nobel Dario Fo al Piccolo Teatro Melato. In mezzo sono passati i narratori stranieri David Nicholls con la presentazione del nuovo romanzo Noi, Amos Oz, Wilbur SmithJulia Navarro, Sophie Kinsella e Arturo Pérez-Reverte. E una carrellata dei più amati scrittori italiani: Massimo Carlotto, Gianrico Carofiglio, Andrea De Carlo, Valerio Massimo Manfredi, Massimo Gramellini, Claudio Magris, Donato CarrisiDaria Bignardi, Philippe Daverio, Erri De Luca, Alessandro D’Avenia e cantautori del calibro di Francesco Guccini, Roberto Vecchioni, Max Pezzali ed Enrico Ruggeri. 

bcmCuore pulsante dell’evento è rimasto il Castello Sforzesco con presentazioni e performance dal vivo sul tema della lettura, gli “Aperitivi con autore” e le visite alle Merlate; dentro l’Agorà è stata allestita anche una grande libreria dove poter comprare i titoli protagonisti dell’evento e gadget vari. Polo attrattivo anche il Museo della Scienza e della Tecnologia dove si sono svolti laboratori per bambini e appuntamenti con la poesia. Infine tutte le università e le biblioteche rionali hanno organizzato lezioni aperte al pubblico e incontri mirati. Cittadini finalmente consapevoli che la cultura è vita.

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