Best of Milano

La Milano di moda

Algida, a tratti inafferrabile e volubile come una bella donna. Fosse un vestito, Milano sarebbe sicuramente il little black dress: elegante nelle sue linee essenziali che non passano mai di moda, versatile e camaleontico. Basta farlo svettare su uno stiletto da capogiro – il nuovo skyline di Porta Nuova – aggiungere un accessorio sparkling – come gli store del lusso made in Italy – o semplicemente sfrondare gli eccessi e gustarlo così com’è e come era: un abito da cocktail. Perché la Milano di moda e alla moda è più attuale che mai in questi giorni di Fashion Week, da sorseggiare on the rocks, lentamente, a passeggio tra le vie storiche dei sanpietrini consumati dal tempo e dalla frenesia tipica dei suoi abitanti.

Excelsior2Allora scarpe super flat e carta di credito alla mano sono indispensabili per sfrecciare nel tempio dello shopping griffato, l’Excelsior (a destra l’ultima limited edition firmata Coca-Cola Italia. Galleria del Corso 4, http://www.excelsiormilano.com): il department store di lusso più amato da modaioli e non. 4.000 mq su sette piani, con interni firmati dall’archistar Jean Nouvel e video installazioni futuribili. Passando per le boutique di Antonia (donna, uomo e accessori) e il foodmarket chic di Eat’s, con primizie e prodotti eccellenti, che può competere come acquolina giusto con lo storico Peck (via Spadari 9, http://www.peck.it), regno gourmand milanese. Ricerca, innovazione e tradizione? Sono le parole chiave della filosofia di Biffi (corso Genova 6, ang. via Sapeto, http://www.biffi.com), negozio-istituzione con interni progettati da Gae Aulenti. L’istinto e l’esperienza di Rosy Biffi fanno sì che, in boutique, si trovi dal tailleur sartoriale al knitwear pezzo unico, dalla borsa must-have al cappotto di sfilata. Imperdibile il suo “fratellino”, Banner (via Sant’Andrea 8/a, http://www.bannerboutique.it): jeans perfetti, sneakers di tendenza, bijoux che danno la svolta al look, abitini stampati. Su ben 12 livelli è diffuso The Brian & Barry Building (via Durini 28, http://www.thebrianebarrybuilding.it), gallery di moda uomo e donna con profumeria, gioielleria, high tech e home. E per ristorarsi, un viaggio nell’italian food: dall’hamburgheria Eataly alla pizza verace Rossopomodoro. I più famosi ed istituzionali rimangono La Rinascente (piazza del Duomo, http://www.larinascente.it), un concentrato di moda, design e it-bag contornato da sushi e aperitivo panoramico con vista sulle guglie del Duomo. wes1E 10 Corso Como (corso Como 10, http://www.10corsocomo.com), fondato da Carla Sozzani in un cortile di ringhiera della vecchia Milano; è la boutique con gli stilisti più cool ma è anche ristò-bistrot, galleria d’arte, libreria raffinata e bar. Ma il premio all’originalità va a Uberta Zambeletti, consulente per grandi maison e fondatrice di Wait and See (a sinistra una foto dell’interno con le nuove collezioni. Via Santa Marta 14, http://www.waitandsee.it): una boutique artistica, globetrotter, a due passi dalla Madonnina. Una vera chicca per i trend setter e gli amanti di pezzi unici di giovani designer o capi vintage scovati da Parigi a Tel Aviv.

La Milano di Expo 2015

milano

Mille città in una sola, un mix di emozioni, tradizioni, orgoglio. Milano è così, come già svela il suo nome latino, Mediolanum: la metropoli al centro della pianura padana e nel cuore dell’Europa, abbracciata da tre fiumi, veloce, in movimento costante, sempre connessa. Milano che non si ferma mai, e che quest’anno fino al 31 ottobre ospita l’Esposizione Universale: almeno 20 sono i milioni di persone provenienti da ogni dove. Per loro, per accogliere tutti al meglio con il senso di ospitalità che la contraddistingue, Milano si è fatta bellissima. Se la si guarda dall’alto, ha un nuovo skyline di grattacieli ultrafirmati; se invece la si gira tenendo i piedi per terra, allora la sorpresa è dietro ogni angolo, dentro ogni cortile di ringhiera, nel silenzio dei suoi stupendi giardini privati, nelle vetrine delle vie dello shopping.

wheatfieldIn pochissimi mesi la Milano di Expo 2015 ha davvero cambiato volto, con interi quartieri che oggi esaltano la propensione naturale della città a far convivere storia e tradizione: su tutti la nuova e riqualificata Darsena, capace di sprigionare gioia e voglia di stare insieme. E un’inarrestabile proiezione verso il futuro, come nel rinnovato quartiere di Porta Nuova, dove all’ombra dei grattacieli di piazza Gae Aulenti, tra il Bosco Verticale e via Melchiorre Gioia, è stato seminato un campo di grano di 50mila metri quadrati, opera d’arte ambientale dell’americana Agnes Denes. Tutto intorno sono stati recuperati e ripensati edifici o aree che resteranno anche dopo Expo, come il museo delle culture MUDEC (http://www.mudec.it), nelle ex acciaierie Ansaldo di via Tortona ristrutturate da David Chipperfield, in cui è possibile visitare non solo le mostre, ma anche la collezione civica permanente e soprattutto i depositi, ambita meta degli studiosi di etnografia. O il Mercato Metropolitano (http://www.mercatometropolitano.it), dove imparare fra bancarelle e laboratori a nutrire se stessi e il pianeta: dalle degustazioni di caffè alle lezioni con gli chef, dai corsi per fare il pane in casa a quelli per una cucina di sopravvivenza, dalla semina barluce1all’arrivo del cibo in tavola. E cosa dire della nuova Fondazione Prada (http://www.fondazioneprada.org) in zona sud della città? Una via di mezzo tra un museo e un parco giochi, che punta tutto su percorsi tematici, mostre, spazi per bambini, spazi dal mood sofisticato, ma anche molto entertainment. Imperdibile. Come il Bar Luce al suo interno, ideato dal regista americano Wes Anderson e ispirato all’immaginario del cinema italiano degli anni Cinquanta e Sessanta.

Viaggio in Expo 2015

cardo

Nutrire il pianeta, energia per la vita. Il cibo è fame, è amore, è dolce e amaro, è colore e gioia, è scoperta e viaggio, è strada e casa, è scambio e denaro. È ricco e povero, è fast e slow, è gioco e lavoro, è festa, è spreco, è terra e acqua. Il cibo è mio, il cibo è di tutti“. Sono le parole dello spot ufficiale, con la voce di Antonio Albanese, a rendere la complessità, ma anche la semplicità, della missione di Expo 2015. Fermata Rho-Pero e passerella sopraelevata che dalla Fiera porta all’Expo: 500 metri a piedi, per entrare nel clima e scoprire con un colpo d’occhio tutto il sito espositivo. Eccoli lì, il cardo e il decumano, i due assi che con il loro incrocio danno un ordine. Lungo il decumano, che si percorre protetti da grandi e bianche vele, si affacciano i padiglioni dei Paesi partecipanti, mentre sul cardo domina il padiglione Italia, con la grande piazza al centro. Ai quattro estremi delle vie, i luoghi degli eventi, dall’Open Air Theater all’Expo Center, al Lake Arena.

Seguiamo il filo della sostenibilità, la parola più evocata. “Produrre e nutrire diversamente” è il tema scelto dalla Francia. Il suo padiglione richiama la struttura di Les Halles, il mercato coperto, dove il cibo non è solo merce, ma scambio tra persone, con la vendita diretta di chi produce. Sembra un ritorno al vecchio, ma è un augurio per il futuro, il cambiamento può venire da lì, dal semplice gesto di offrire il cibo. Altra parola chiave, biodiversità: la incrociamo  nel padiglione collettivo Bio-Mediterraneo: dodici Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum, coordinati dalla Regione Sicilia, propongono ai visitatori la loro tradizione gastronomica nelle cucine all’aperto, dove si può seguire la preparazione dei cibi e gustarli. In fondo la dieta mediterranea è Patrimonio dell’umanità. La biodiversità stravince nel padiglione granbretagnaItalia, il più grande di tutti: cinque piani, 13mila metri quadrati tutti dedicati alle nostre eccellenze – d’altronde la ricchezza dei prodotti è la nostra forza. Ma la biodiversità è messa a rischio dai fertilizzanti sintetici, dall’abbandono della rotazione delle colture, dall’utilizzo di pochi tipi di sementi, dall’introduzione incontrollata dell’Ogm. E dalla scomparsa delle api; ecco perché la Gran Bretagna dedica il suo padiglione all’attività delle api! Quella grande sfera d’acciaio che pulsa e ronza, come un enorme alveare, sopra i visitatori che camminano sul prato di fiori selvatici non è un gioco: scopro che l’ape impollinatrice è la sentinella della sostenibilità, garantendo ben il 75 percento dei nostri raccolti.

Altri Paesi hanno adottato un taglio didattico e insieme coinvolgente. La Germania, per esempio, ha progettato il suo padiglione come un grande seme accanto a gigantesche gocce d’acqua, come se fosse visto da un bambino. Anche il Giappone punta sulla consapevolezza alimentare: la sua dieta a base di riso, pesce crudo e verdure è l’antitesi agli eccessi che nel mondo provocano l’obesità in un miliardo di persone. Nel padiglione costruito come le tradizionali case di Kyoto, propone progetti per le scuole sull’educazione alimentare e contro lo spreco: se solo recuperassimo il 30 percento di quello che produciamo, potremmo sfamare tutti…Anche la Svizzera butta un semino contro lo spreco: offre gratis i suoi prodotti alimentari. Ma attenzione: non bisogna arraffarli, devono durare per sei mesi dell’Esposizione. È un invito a non essere avidi.

A proposito di spreco e del suo contrario: la fame. L’Africa come si presenta all’Expo? C’è un solo Paese con un suo padiglione, l’Angola. Gli altri si sono uniti in uno spazio comune dedicato alle loro monocolture: il caffè, il cacao, le spezie. Il tema proposto è “educare per innovare“. L’Africa sarà il luogo della riscossa contro la fame. È un continente ricchissimo di risorse, con terre sterminate, messe a rischio però dal cosiddetto “land grabbing”, ovvero l’acquisto da parte dei Paesi ricchi. Slow Food ha lanciato una campagna di costruzione di china10mila orti: gli africani devono diventare produttori del loro cibo, usare le sementi locali, riprendersi in mano l’agricoltura. Alla fine del mio viaggio, l’occhio va a quella rossa forma sinuosa. È il padiglione della multinazionale cinese Vanke progettato dall’archistar Daniel Libeskind. All’interno, 300 schermi proiettano video di pranzi, all’insegna della gioia e della condivisione. È la convivialità, la shitang, il tema scelto dalla Cina, presente con ben tre padiglioni. Perché il cibo deve essere piacere, un piacere fisico e di relazione con gli altri. Perché il gesto della cura e dell’ospitalità è il senso ultimo, vero, della vita.

Milano design tour

mdw

Milano contemporanea e di design, arredata per ospitare fino al 19 aprile il Salone del mobile (salonemilano.it) che vivacizza la città grazie ai numerosissimi eventi serali a contorno dell’esposizione. Ma soprattutto grazie alla “sicurezza degli oggetti”, per rubare il titolo a un romanzo: ovvero sedie, tavoli, tappeti e lampade che renderanno più confortevoli la nostra casa e la nostra vita.

Imperdibili Workplace3.0 e Euroluce, i saloni dell’ufficio e dell’illuminazione e il Salone Satellite, vetrina della creatività di 700 designer under 35 provenienti da tutto il mondo. Ancor più attesi gli eventi tra i quartieri del Fuorisalone:

  • Energy for Creativity. Il tema di Expo 2015 (Energia per la vita) in chiave urbanistica con prototipi e videoproiezioni nella meravigliosa cornice di Interni all’ Università Statale, via Festa del Perdono 7.
  • Favilla. Ogni Luce Una Voce. Dalla fiera al centro città, in piazza San Fedele, l’installazione di Euroluce in un percorso luminoso contenuto in una grande scatola nera per vivere una stupefacente esperienza sensoriale.
  • The Garden of Wonders. L’Orto Botanico di Brera reinterpretato da 8 designer top tra profumi e alambicchi per crearli: un viaggio olfattivo sotto gazebi nel verde.
  • The Unexpected Welcome. Novità e pezzi iconici in 39 fotografie di Rahi Rezvani nello spazio Moooi di via Savona 56.
  • Souvenir di Milano. In piazza Affari tra l’irriverente scultura Dito medio di Maurizio Cattelan ed il soggetto di carillon e boule de neige L.O.V.E. di Seletti.
  • Glacier Formation. Lo spazio Superstudio Più in via Tortona 27 ospita una proiezione di luci, vetri e immagini in un percorso che richiama la formazione di un ghiacciaio.
  • Superdesign show. Sempre nei diecimila mq di Superstudio Più, installazioni e percorsi outdoor e indoor coinvolgono i visitatori attraverso il tessile e  ambienti per bambini.
  • Constancy and change. Alla Triennale il volto della tradizione artigianale coreana, con 193 opere tra artigianato e design.
  • Ikea Temporary Store. In via Vigevano a due passi dalla Darsena finalmente restaurata, focus sul mondo del cibo svedese, un delizioso cortile con tanto di panni in bianco e nero stesi ad asciugare, un piccolo bistrot in cui mangiare le famose polpette e showcooking.
  • Elle Decor. Design for Life. La rivista di arredo che per prima ha fotografato gli interni in modo emozionale, sceglie di celebrare i 25 anni di attività con un archivio d’immagini ad altissimo livello artistico.

Una Milano design week tra stile e innovazione, grandi firme e giovani talenti. Disorientati? Basta scaricare le app aggiornate e gratuite Salone del Mobile. Milano 2015, per semplificarsi la visita tra i padiglioni e Fuorisalone 2015, per avere sempre a portata di tap l’agenda degli eventi, con gli indirizzi, le descrizioni, le immagini degli appuntamenti della settimana del design e i percorsi per raggiungerli.

Pasqua a Milano

Passare la Pasqua a Milano è ormai una tradizione per molti milanesi ma anche per tanti turisti: visto il giorno di festa, la città vive in un’atmosfera meno frenetica del solito, ed è particolarmente apprezzabile all’aria aperta. E non saranno poche le iniziative organizzate:

pasqua mi

MOSTRE e MUSEI:

GAM – Galleria d’Arte Moderna, via Palestro 16. Retrospettiva Medardo Rosso: la luce e la materia, domenica 5 aprile dalle 9 alle 17.30. Lunedì 6 dalle 9.30 alle 19.30.

Museo di Storia Naturale, corso Venezia 55. Esposizione Food. La scienza dei Semi nel piatto. Domenica dalle 9 alle 17.30 e lunedì 6 dalle ore 9.30 alle 19.30. Sabato 4 e martedì 7 il museo organizza Uova da Museo, una visita-gioco (prenotazione obbligatoria) per bambini dai 6 agli 11 anni.

Palazzo Morando, via Sant’Andrea 6. Mostra fotografica Brassaï. Pour l’amour de Paris. Ingresso gratuito domenica 5, dalle 9.00 alle 17.30. Lunedì chiuso.

Palazzo Reale, piazza del Duomo 12. Mostra temporanea Dai Visconti agli Sforza. Milano al centro dell’Europa, aperto sia domenica 5 che lunedì 6 dalle 9.30 alle 19.30.

PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea, via Palestro 14. Esposizione Stardust del fotografo David Bailey che apre al pubblico il 5 e il 6 aprile dalle 9.30 alle 19.30.

Palazzo della Ragione, piazza dei Mercanti. Mostra fotografica Italia Inside Out aperta durante le festività pasquali dalle 9.30 alle 20.30.

Gallerie d’Italia, piazza della Scala 6. “Oltre. Le soglie dell’invisibile“: un itinerario artistico tra le forme con cui il divino incontra la vita dell’uomo e la sua aspirazione all’infinito, con opere contemporanee e non solo. Ingresso gratuito, apertura 9.30-19.30.

MUDEC, via Tortona 56. Fresco di inaugurazione, ospita due mostre: “Africa. La terra degli spiriti”, dedicata all’arte africana dal Medioevo ad oggi, e “Mondi a Milano“, panoramica sul dialogo fra il capoluogo lombardo e l’altrove. Aperto sia a Pasqua che il lunedì dell’Angelo, dalle ore 9.30 alle ore 19.30.

Museo della Scienza e della Tecnologia, via San Vittore 21. Da sabato 4 a martedì 7 offre ricche attività e laboratori nella Tinkering Zone, soprattutto per i più piccoli (http://www.museoscienza.org/news/dettaglio.asp?idnotizia=933). Dalle 9.30 alle 19.30

Spazio Oberdan, via Vittorio Veneto 2. Mostra sul fotoreporter di guerra Robert Capa. La Guerra in Italia 1943 – 1944, aperto domenica 5 e lunedì 6 dalle ore 10 alle ore 19.30.

MERCATINI:

Mercatini di Primavera, piazza Portello. Shopping all’aria aperta all’insegna delle cose belle e del gusto, tra artigianato tipico, laboratori creativi e uova di Pasqua. Dalle 9 alle 19.

Mercato in Giardino, via San Vittore 49. Genuinità e creatività con agricoltura tradizionale e lavori fatti mano. Dalle 10 alle 19.30.

Mercatino di Antiquariato, piazza Diaz. Merceologie di alto contenuto culturale e collezionisti: libri, stampe, gioielli, quadri e accessori vintage. Dalle 8 alle 19.

Fiera dell’Angelo, via della Moscova. A Pasquetta, attorno alla Chiesa di Sant’Angelo e all’annesso Convento dei Frati Minori, saranno presenti i commercianti che proporranno articoli per la casa, libri, oggetti etnici, abbigliamento, specialità alimentari, quadri e golosità. Dalle 9 alle 19.

Best of Milano Fashion Week

La settimana invernale più glam dell’inverno ha appena chiuso i battenti lasciando tanto entusiasmo in chi ha avuto la fortuna di viverla e vederla da vicino: l’energia del colore d’inverno, i modi diversi di portare pezzi classici, la voglia di rimescolare tutto e il ritorno (tanto atteso da noi freddolose) di paltò, maglioni, calze e stivali.

Tra gli appuntamenti più attesi, la prima sfilata Gucci firmata dallo stilista 42enne Alessandro Michele, il debutto di Natasa Cagalj da Ports 1961, l’iniziativa giunta all’ottava edizione a sostegno della giovane creatività promossa da Giorgio Armani negli spazi dell’Armani/Teatro. Una nuova ala del grande magazzino La Rinascente è stata inaugurata con nome ANNEX, dedicata a un pubblico di giovanissime, con marchi come Steve Madden e Marc by Marc Jacobs ed il primo corner italiano firmato Urban Outfitters. Fino al 2 giugno non perdetevi Stardust al PAC, una mostra del fotografo David Bailey con protagonisti strepitosi ritratti del mondo di musica, moda, arte e politica. Ancora più incredibile è l’iniziativa della Fondazione Nicola Trussardi e Riccardo Catella che, con Confagricoltura e l’artista Agnes Denes hanno chiamato i cittadini a seminare il grande campo di grano che sarà pronto per l’Expo. Strepitoso.

MFW

Pezzi cult del prossimo inverno? Ci vorrebbe un’enciclopedia visto che andrà tutto ed il contrario di tutto, sempre rimescolato e rivisitato…ma i tormentoni più trendy visti sulle passerelle di questa Milano Fashion Week sono stati sicuramente il velluto anni ’70 in stile bohémienne (primo outfit in foto, Emilio Pucci), il romantico stile vittoriano con smanicati, tessuti broccati e camicie con fiocco (secondo outfit in foto, Alberta Ferretti). Rivoluzionario il trend “neutral gender” già proposto da Yves Saint Laurent nelle creazioni primavera-estate 2015 e ripreso da Gucci che (terzo outfit in foto) fa sfilare donne con tailleur maschili: il messaggio è “puoi indossare quello che vuoi, chiunque tu sia“. Abiti e gonne in tessuto metallico, per sentirsi sensuali dal giorno alla sera (quarto outfit in foto, N.21) ed il patchwork di broccati, tessuti d’arredamento, jacquard, motivi ispirati ad antichi tappeti, un mix omogeneo di colori caldi e naturali, come il cammello, il cuoio e il biscotto su linee severe (quinto outfit in foto, Etro).

dgE tanto, tantissimo colore. Soprattutto da Au Jour le Jour, Moschino e Msgm che hanno proposto intere collezioni giocate su tinte mixate insieme in modo stravagante e divertente, ma molto efficace. Protagonisti su tutti il giallo ed il rosa, colori che hanno dominato le collezioni di tutti gli stilisti dai capi spalla, ai vestiti, alle gonne, agli accessori. Anche Dolce e Gabbana (in foto) quest’anno sono usciti un po’ dai soliti rosso, bianco e nero, lanciandosi in una collezione dedicata alle mamme emozionante e ricca di capi colorati. Per realizzare questa collezione gli stilisti si sono ispirati ai loro disegni di bambini, e sono quindi gli schizzi, i pensierini e i collage i temi dominanti, stampati su gonne e abiti molto femminili, longuette a matita, abiti bustier, miniabiti.

Mobile Class

mobile class

Un miliardo di utenti iscritti per Facebook; 200 milioni per Linkedin e 30 per Foursquare; 300 milioni per Instagram e anche per Twitter, solo per restare al mondo occidentale. Dal più grande al più piccolo, andata e ritorno, tutte le esigenze e tutti i gusti possono essere accontentati perché là fuori il mondo delle reti sociali è sempre più ampio, ingombrante, avvolgente fino a essere intrusivo.

Più del tifo calcistico, e molto più della passione politica, le vere comunità oggi si modellano e identificano per l’uso di questo o di quel network. Con la differenza che mentre tifo calcistico e passione politica sono (o dovrebbero essere) coerenti e immutabili, l’utilizzo di social differenti è pratica comune, perché il “condividere” è la regola. E di condivisione, relazione e tecnologia sociale si è ampiamente trattato durante la Social Media Week milanese, appena conclusasi. Protagonisti i tanti social network a disposizione di una mobile class sempre più esigente, che utilizza quotidianamente Internet per accorciare le distanze, facilitare nuovi contatti, creare bisogni e soddisfarli. Ma anche per vendere e comprare qualsiasi cosa. Inclusi se stessi, le proprie competenze, professionalità e idee. Come nella vita di tutti i giorni: ciascuno di noi ha famigliari, amici, colleghi e conoscenti. La differenza è che, on line, questa rete di relazioni si allarga a dismisura. E arricchisce il nostro “capitale sociale”, il patrimonio di relazioni su cui contare per far circolare idee, trovare un impiego, risolvere un problema, raccogliere alleanze per un progetto.

Come ogni comunità che si rispetti, ci sono un paio di regole fondamentali da seguire: innanzitutto il presentarsi e spiegare perché stiamo invitando qualcuno ad accettare la nostra amicizia. Secondo essere snob. Ovvero non dare a tutti lo stesso valore, non cedere l’amicizia a chiunque ma stabilire ed impostare un livello di privacy. Evitiamo poi di iscriverci a tutti i network possibili ma individuiamo quello che fa davvero per noi. Io per esempio non sopporto Facebook e adoro Instagram, dove un “Mi piace” non viene segnalato nel flusso di immagini di un altro iscritto (che può mettere becco laddove non è invitato) e si seguono persone per le quali c’è un effettivo interesse per le cose che pubblicano. Chi è avaro di sé e delle sue informazioni e chi tiene la “partita doppia” dei consigli che elargisce, aspettandosi sempre qualcosa in cambio, non è decisamente tagliato per fare rete on line. Nel network le energie e i contatti devono circolare senza un tornaconto.

San Valentino: cena a Milano

algarghetMilano è una città bella da vivere, piena di energia e dinamismo, ma a volte si sente il bisogno fisico e mentale di abbassare il volume e dare un nuovo colore e sapore alle cose. Una risposta a queste esigenze si può trovare in fondo a viale Ripamonti, proprio al confine della città. In mezzo alla campagna c’è un vecchio casolare dove è possibile respirare i profumi di un tempo, assaggiare i piatti della tradizione e liberarsi dei fardelli quotidiani: Al Garghet (http://www.algarghet.it), che in milanese antico indica “il gracidare delle rane”. Cucina ottima e atmosfera molto romantica, tra il lume di candela ed il pianoforte a coda che viene suonato ogni sera diffondendo nell’ambiente una piacevole musica di sottofondo. Menù scritto a mano su vecchi quadernoni a quadretti e parole in dialetto milanese, per una cena dal sapore rustico. Da provare l’orecchia d’elefante, la sottile ma abbondante cotoletta milanese ed il risotto con l’ossobuco, tipico della cucina meneghina.

mimmomilanoSe amate il connubio tra moda e cucina, la vera novità degli ultimi anni si trova nel cuore della Milano liberty: in fondo a un viottolo un palazzo ospita al piano terra il primo monomarca Dondup, nota griffe di moda, e al primo piano, diviso da un grande cancello in ferro battuto, un ristorante con cucina a vista, Mimmo Milano (http://www.mimmomilano.it). Balcone e soppalco mansardato in bianco stile shabby chic, regalano al locale una piacevole atmosfera tra l’elegante e l’informale. I tavoli ben distanziati assicurano privacy e tranquillità, ottimo per la serata di San Valentino. L’esperienza culinaria e gastronomica di Mimmo Di Vivo, già proprietario in città dell’ Osteria del Corso, è garanzia di un menù prelibato e poco ricercato, come il culatello di Zibello con pere al barolo e cannella o la spaghettata con pomodorini e formaggio di capra. Per dessert non perdetevi il tortino tiepido al cioccolato con sorbetto agli agrumi.

joiaLa vostra dolce metà è vegetariana? Allora è da stupire nel regno di Pietro Leemann, chef svizzero che ha portato la filosofia veg nell’alta cucina. Al Joia Kitchen (http://www.joia.it) ogni piatto è una vera scoperta, dove sapori diversi e contrastanti si accompagnano l’un l’altro con un effetto unico sul palato. Armonia della natura e personalità in ogni portata: ordinando un “elogio al semplice”, ecco arrivare delle lasagne con zucchine, melanzane e crema di crescenza; oppure “profumo”, ravioli in salsa di piselli e ripieno di finocchi e mandorle; “ricordo” è invece un soufflé di gianduiotto in gelato bavarese di pane e mirtilli. Particolari sono i “cubetti”: 6, 9 o 12 microporzioni di tutte le specialità della casa, da assaporare alla cieca, cercando di indovinare gli ingredienti usati nella preparazione. Più che una cena risulta un’esperienza sensoriale, un luogo dove lasciarsi andare coccolandosi in modo sano e leggero, ma molto gustoso.

fingersIn cerca di una cucina più creativa? Allora il Finger’s Garden (http://www.fingersrestaurants.com) farà per voi. Un locale chic in stile barocco in una villa con parco di quasi 1500 metri quadrati tra tatami e affreschi déco. Una volta accomodati ci si dimentica di trovarsi nella caotica Milano e si viene trasportati in atmosfere esotiche. Si combinano i sapori di tradizioni lontane come quelle di Giappone e Brasile con la cucina mediterranea; così il sushi, il sashimi e la leggendaria carne di Kobe stanno accanto alla burrata e all’olio extravergine d’oliva oppure al foie gras.

Caffè a Milano

Chi mi segue sul canale Instagram (http://instagram.com/chiccadoc/), sa che sono un’amante della prima colazione, come rituale sacro della giornata. Che sia a casa con torte preparate dalle mie manine o con croissant, crostate e muffin gustati nei migliori bistrot della mia amata città. Caffè e caffeina oltre ad essere l’elisir del risveglio, miscele che fanno da carburante in città frenetiche e dinamiche come la nostra, sono anche sinonimo di pausa e relax assicurato. Basta sbirciare attraverso le vetrate delle caffetterie più chic meneghine per accorgersene…

blancheEsempio di café dal target radical glam è il Blanche Bistrot (http://www.blanchebistrot.it), in via Sarpi, all’angolo con via Canonica. Con il suo stile liberty fatto di parquet, sedie di paglia e tavoli lignei dipinti di bianco, seduce tanti caffeinomani della zona ma non solo: oltre all’espresso qui si fa colazione all’antica, con pane burro e marmellata – vero sinonimo di lentezza – ma anche con una quantità spropositata di muffin e donuts, torte bio e biscottini integrali con cui è guarnito il bancone. E pain aux chocolat, croissant, tarte tatin e baguette, in puro allure francese.

biancolatteNello stesso stile shabby chic, Biancolatte (http://www.biancolatte.it), in via Turati, nato gelateria-caffetteria-latteria, poi ristorante dove mangiare piatti preparati al momento, basati su ingredienti freschi e una cucina semplice, leggera e golosa. Infine allargatosi con un carinissimo shop dove poter acquistare i prodotti della casa: bonbon ripieni di gelato in tutte le fogge, biscotti, torte, crostate, marmellate e tanto altro, presentato in confezioni regalo molto affettuose. Tutto è preparato con ingredienti genuini e di stagione. L’ ambiente è accogliente, bianco candido e curatissimo.

pandenusPer iniziare una domenica rilassata vi invito al Pandenus (http://www.pandenus.it), letteralmente “pane di noci” in dialetto milanese,  il classico luogo dove colazionare con giornale o libro al seguito. Se esiste il comfort food, esiste il comfort bar e lui è uno di quelli. Interni dai colori caldi con forno a vista, panetteria calda, l’idea milanese di arredamento rustico per una caffetteria qui trova la sua tipica, piacevole espressione. Golosa la scelta delle brioches salate ripiene di affettati tagliati al momento e croissant dolci – non perdete quella con lamelle di mandorle – torte morbide con cioccolato e fragole e prodotti da forno di ogni sorta, dal pane con lievito madre a focacce e pizze gustose.

fioraioPiù pretenzioso  e suggestivo, nel cuore di Brera  in via Montebello, troviamo Fioraio Bianchi (http://www.fioraiobianchicaffe.it), in stile bohémien con muri scrostati, pochi tavoli e fiori straordinari che fanno da contorno e da poter acquistare fino a chiusura. Ci si può sedere per un tè o un caffè o una cioccolata con biscotti e altre delizie di pasticceria in un ambiente intimo e rilassato, dall’atmosfera così tipicamente parigina da farne un luogo fuori dal tempo: appena si entra, si respira un’aria un po’ retrò, con quel bellissimo pavimento dalle mattonelle esagonali in cotto rosso, bianco e nero…e il caffè a Milano diventa strachic.

Sarabanda brand

cop sarabanda

“I bambini ci ispirano, i valori ci guidano” è il motto di Sarabanda, brand particolarmente conosciuto grazie ad una sempre più diffusa rete di vendita e franchising su tutto il territorio nazionale. Assieme ai marchi Dodipetto e IDO, fa parte del portfolio di Miniconf Spa, azienda leader toscana specializzata nell’abbigliamento dedicato all’infanzia.

shop sarabandaAttenta ai dettagli e alle tendenze moda, Sarabanda realizza complete linee ed accessori per bambini e bambine fino ai sedici anni d’età con capi sfiziosi coordinabili e facilmente abbinabili, da indossare sia nel tempo libero quotidiano che nelle grandi occasioni. A Milano, in occasione della Fashion Week di settembre, è stato inaugurato il primo monomarca al civico 50 di via della Spiga, in pieno quadrilatero della moda: una deliziosa superficie di 16 metri quadrati con interni minimal chic e strutture espositive sinuose.

bimbi sarabandaNella collezione autunno/inverno 2014/2015 prevalgono materiali comodi come jersey, la felpa e l’immancabile denim. Per i maschietti il childrenswear propone capi urban grintosi, come bomber e giacche con stampa militare, velluti a coste e maglieria a treccia. Mentre per le femminucce abbondano stampe floreali nei toni del grigio e mélange, materiali come chiffon e lurex e fantasie animalier. La collezione Minibanda, dedicata ai più piccoli di 0-18 mesi presenta capi in tessuti caldi e comodi nelle tonalità del blu, del panna e del rosso, ottimi come idee regalo per questo Natale. E proprio per le feste imminenti, fagusSarabanda ha creato l’iniziativa “Colora il Natale con Mr Fagus”, un simpatico faggio testimonial dell’impegno aziendale nella qualità, la sicurezza ed il controllo sui capi. Sul sito http://gioca.mrfagus.it/download si possono scaricare dei disegni in bianco e nero da colorare e fotografare e inviare poi alla fanpage su Facebook (https://www.facebook.com/SarabandaAbbigliamentoBambini) che li pubblicherà.

Per tutte le preziose informazioni e i punti vendita di questo marchio sempre attento all’alta qualità di tessuti e materiali e all’ottimo rapporto qualità/prezzo, vi invito a visionare la pagina web ufficiale http://www.sarabanda.ithttp://www.sarabanda.it/it/puntivendita.

1 2 3

Copyright 2013 - 2014 © Best of Mag