Best of Milano

Milano dall’alto

Anche dall’alto, Milano sa essere affascinante. Basta elevarsi di alcuni metri per osservare la città da una prospettiva diversa: campanili, tetti in mattoni, grattacieli, la Madonnina, giardini verticali, attici di acciaio e vetro, reticoli di strade che abbracciano i palazzi.

Torre Branca (Viale Shakespeare): negli anni ’30 la città che sale costruisce il suo totem nella radura del Parco Sempione. Disegnata da Gio’ Ponti, la torre è considerata una vera opera d’arte, “in cui l’architettura moderna e la tecnica nuova trovano un punto di contatto”. Esile e trasparente, vera “sfida” architettonica, viene eretta a tempo di record, in soli due mesi e mezzo nel 1933, in occasione della V mostra Triennale, insieme a sei grandi “archi isolati”, temporanei, progettati da Sironi. Milano acquista così l’esclusiva europea di una “esposizione internazionale triennale delle arti decorative e industriali moderne e della architettura moderna”. Salire in cima (in ascensore), è spettacolare. Dall’alto dei suoi 108 metri si gusta un panorama unico sulla città: il Duomo, il Castello Sforzesco, la Torre Velasca, Porta Garibaldi e, se la giornata è tersa, si possono vedere le Alpi, il Monte Rosa, il Resegone e gli Appennini.

 

Terrazza Triennale (Viale Alemagna 6): al fianco della Torre Branca, troviamo lo spazio progettato dallo studio di architettura milanese OBR interpretando la tradizione della Triennale con una soluzione leggera, rigorosa e dinamica. Salendo sulla Terrazza Panoramica del Palazzo dell’Arte si viene accolti all’interno di una serra trasparente, immersa nel verde e sospesa sul Parco Sempione, con una vista spettacolare del Castello Sforzesco e dell’intero skyline di Milano. Terrazza Triennale è anche lo spazio presso cui ha aperto l’omonimo ristorante e cocktail bar. Qui si possono gustare i piatti preparati dallo chef stellato Stefano Cerveni o sorseggiare un ottimo drink accompagnati da una delle migliori viste di Milano.

 

 

Belvedere, (Piazza Città di Lombardia 1, angolo via Restelli): il nuovo palazzo della Regione Lombardia è aperto gratuitamente al pubblico quasi tutte le domeniche e permette di salire al 39° piano, fino al belvedere, per ammirare Milano in tutta la sua maestosità. Guardare la città da ben 161 metri di altezza fa un effetto notevole e, durante le giornate col cielo limpido si possono vedere le Alpi in tutto il loro splendore. Il panorama è immenso e si staglia sul vicino quartiere Porta Nuova, con una vista assolutamente privilegiata sul famoso Bosco Verticale e la maestosa Torre Unicredit, fino ad arrivare alla Stazione Centrale e al grattacielo Pirelli. Portare con sé un binocolo, renderà più semplice identificare i luoghi più rappresentativi della città come la cupola della Galleria Vittorio Emanuele II, il Duomo, lo stadio Meazza, il Castello Sforzesco.

Terrazza12 (Brian&Barry Building, via Durini 28): al decimo e ultimo piano del Brian&Barry Building, department store milanese con un ampio e ricercato mix merceologico, troviamo il Terrazza12, lounge bar dall’atmosfera sofisticata e dal design Anni ’50. La drink list ha un’ispirazione internazionale: oltre i grandi classici della mixology, 12 signature cocktail inediti, creati appositamente per Terrazza12. Dall’apice di The Brian&Barry Building si domina il cuore pulsante della metropoli, affacciata a 360° sulla Madonnina e sullo skyline della nuova Milano dopo Expo. Leggere pareti in vetro e una copertura orientabile rendono possibile l’utilizzo della terrazza 365 giorni l’anno.

Radio Rooftop Milano (Hotel ME Milan, piazza della Repubblica 13): da una parte c’è il verde di piazza della Repubblica e quello, appena più in là, dei giardini di Porta Venezia. Dall’altra lo skyline di Porta Nuova: il Bosco Verticale, la Torre Diamante, la Torre Unicredit. Ovunque si lanci lo sguardo, dalla terrazza del Radio Rooftop Milano (elegante lounge bar al decimo piano dell’Hotel ME Milan Il Duca), la vista è mozzafiato. Il bar è naturalmente aperto anche a chi non è cliente dell’hotel (aperto nell’estate 2015), dalla colazione del mattino fino a sera tardi. Un momento ideale per godersi il panorama sui grattacieli è l’aperitivo: dalle 18 alle 21, quando il sole cala, potete assaggiare i cocktail (18 euro) accompagnandoli con i finger food serviti al tavolo. L’ambiente è moderno ed elegante, ideale tanto per un incontro di lavoro quanto per un appuntamento galante.

Il potere delle fotografie postate

 

Recentemente ha avuto molto successo Five, un’app per capire chi siamo partendo da quello che postiamo. Analizza le parole utilizzate nei post delle fotografie pubblicate e traccia un ritratto psicologico basato sui cinque fattori principali della personalità: estroversione, gradevolezza, coscienziosità, nevrosi e apertura mentale. Così da capire quali “armi” usiamo per apparire e attirare l’attenzione. Siamo nell’epoca dei selfie, della febbre da social network, dell’ossessione visiva di camere digitali e smartphone. Tutti questi scatti avranno pure qualcosa da dirci…Grazie ad un semplice clic imprimiamo per sempre momenti importanti del quotidiano, e le emozioni inconsce associate a questi momenti sono ponti naturali per accedere al nostro vero Io.

Immersi in una iper-produzione fotografica, dobbiamo sempre tenere presente la potente carica significativa di un’immagine. Ad esempio mostrandoci tormentati da un inconveniente o perseguitati da qualcosa catturiamo lo sguardo degli altri: facciamo le vittime per essere ascoltati, per avere un pubblico che ci noti a prescindere dalle nostre qualità o azioni e aspettando un commento di comprensione e condivisione del problema che ci affligge. Viaggiando o semplicemente passeggiando nella nostra città troviamo e postiamo qualcosa che in noi ha suscitato delle emozioni. Nel quotidiano apriamo le porte di casa a sconosciuti e mostriamo l’intimità dei nostri sentimenti. È un modo indiretto per fare vedere a tutti che “anche noi ci siamo”. Come meglio comportarsi allora quando si posta una fotografia? Seguendo l’unica parola d’ordine: l’autenticità. Postare svincolati dal giudizio altrui, dall’ossessione del gradimento degli amici, del numero dei like e liberi di esprimersi in modo immediato, recuperando lo spirito originario dei social: il racconto di quello che si sta facendo e pensando qui e ora. Per questo motivo adoro ed utilizzo quasi esclusivamente Instagram che consente di aderire al presente pur permettendo di essere liberi e di osare. È l’unico social capace di reinventare in meglio la fotografia, che dismette i suoi abiti nobili per indossarne altri più casual. Diviene come un taccuino sulle cui pagine possiamo annotare quello che ci accade quotidianamente: emozioni, esperienze, città visitate, volti sfiorati. Non contano qualità delle riprese, inquadrature, luci. Il trionfo di un’inevitabile imperfezione, un flusso democratico di altri scatti condivisi e commentati.

Ho fatto il mio primo post su Instagram cinque anni fa, nel 2012, e tornare indietro non è stato più possibile. L’immediatezza del mezzo mi ha sconcertata. Scatti e condividi, nessun social consente un dialogo così diretto e divertente tra appassionati di fotografia. Si sono aperti il mondo della creatività e l’interesse per la relazione tra testi e foto, quel loro modo particolare di funzionare insieme: spesso accompagno i miei scatti con spunti narrativi e didascalie filosofiche. Lo faccio con l’attitudine del romanziere o del saggista, come in preda ad un democratico flusso di coscienza…la comunicazione fotocentrica è il modo più semplice e naturale per vivere e raccontare un’esperienza. Lo hanno spiegato e dimostrato più volte in questa lunga settimana di Milano Photo Week con mostre, incontri, visite guidate, laboratori, progetti editoriali e proiezioni urbane dedicati alla fotografia a 360 gradi: dai grandi scatti d’autore ai reportage di guerra, dalle immagini di moda e di architettura che hanno reso celebre Milano nel mondo alla fotografia come linguaggio dell’arte contemporanea, poi le vite dei grandi fotografi da scoprire guardando un film o gli archivi che aiutano a ricostruire la nostra memoria storica. Un’esperienza meravigliosa per chi, come la sottoscritta, esalta quotidianamente l’arte immortale delle fotografie postate.

Design Week milanese

Il Design è uno stato a sé. E Milano è la sua capitale“, questo il mantra che ha accompagnato le attività della 56esima edizione del Salone del Mobile, a sottolineare la sempre più forte interconnessione tra la kermesse internazionale e la città che da sempre la ospita. Nel quartiere fieristico di Rho, il Salone del Mobile, come di consueto suddiviso tra i padiglioni dedicati al Modern&Design e Luxury, ha trasformato il format xLux presentato lo scorso anno nella nuova formula “Classico: Tradizioni nel futuro” attraverso un layout omogeneo senza nessuna discontinuità. Ad accompagnare il nuovo Classico sono stati riproposti il teatro e una stanza di Before Design: Classic, progetto presentato alla scorsa edizione, insieme al corto del regista Matteo Garrone. In concomitanza con la manifestazione ammiraglia si sono svolte quest’anno le biennali dedicate al mondo del lighting e del lavoro. Euroluce, alla sua 29esima edizione, insieme ai più innovativi sistemi di illuminazione privata ed industriale, ha puntato i riflettori su progetti d’illuminazione atti a migliorare il benessere e la qualità della vita e delle attività svolte in ogni tipo di spazio. La 18esima edizione di Workplace3.0 si è presentata con una proposta espositiva dedicata al design e alla tecnologia per la progettazione dello spazio di lavoro, concentrandosi sul rapido cambiamento del settore con le sue rinnovate esigenze. Alle biennali sono stati dedicati due eventi. Il primo, intitolato DeLightful – Design, Light, Future, Living, un percorso visivo e sensoriale nel vivere quotidiano e nello spazio contemporaneo, mentre l’altro, A Joyful Sense Of Work, ha messo in scena una nuova concezione dell’ambiente ufficio. La 20esima edizione del SaloneSatellite si è aperta con la domanda globale “Design is…?“, per celebrare l’anniversario con la Collezione Salone Satellite 20 anni, realizzata con pezzi disegnati appositamente da designer internazionali che hanno iniziato proprio tra i corridoi della manifestazione la loro carriera. Mentre presso la Fabbrica del Vapore è aperta al pubblico Salone-Satellite. 20 anni di nuova creatività, un’antologia di pezzi presentati come prototipi nel corso delle varie edizioni e poi lanciati sul mercato. Presso The Mall di Porta Nuova è tornato invece Space&interiors, l’unico evento connesso con il Salone del Mobile e dedicato alle finiture per l’architettura.

Neofiti o veterani, lo sappiamo: destreggiarsi fra le tentacolari seduzioni del Fuori Salone non è un gioco da ragazzi…allora scarpe comode ai piedi ( si finisce sempre per camminare molto più del previsto) e via tra eventi, esposizioni, workshop, festeggiamenti:

Porta Venezia in Design. Dove shakerare bene design, arte, architettura Liberty e stimoli enogastronomici per soddisfare tutti i palati. Al quinto anno di presenza, combina questi ingredienti, facendo da sempre leva sul potere attrattivo della propria identità architettonica. A confermarlo Objets Nomades: la serie iconica firmata Louis Vuitton nata nel 2011 (25 oggetti in totale, di cui 10 nuovi presentati in esclusiva) che interpreta il tema del viaggio, da sempre carattere distintivo del luxury brand francese. E il bellissimo Concept Store presentato da  Elle Decor Italia a Palazzo Bovara: il progetto ha immaginato il retail come punto di incontro tra analogico e digitale dove la fisicità degli oggetti dialoga con la digital experience e dove il consumatore è protagonista dello spazio in cui si muove, sia esso reale o virtuale.

Milano Durini Design. Con il suo Giardino delle Idee, è la mecca del design in pieno centro città. Al civico 3 ha appena aperto Salvioni, concept store di 1100 mq su sei livelli, che offre progetti su misura collaborando con gli oltre 100 migliori brand nostrani tra cui Fendi e Trussardi.

Brera Design District. Dove la creatività ha un’energia esplosiva. Nel cortile della Pinacoteca (via Brera 28), archistar del peso di Daniel Libeskind o Stefano Boeri hanno presentato White in the city, suggestivo viaggio nel bianco.

Associazione 5Vie. È da qui che è partita la street parade più animata della Design Week. Anche quest’anno con Design Pride, promosso da Seletti con l’associazione Wunderkammer e YOOX, una celebrazione della creatività che strizza l’occhio alle scuole internazionali. Interessante il progetto Tavola Scomposta nato in collaborazione con la designer Gentucca Bini tra Bitossi Home e Funkytable (via Santa Marta 19).

Tortona Design District. Multiformi, come di consueto, le sollecitazioni legate al format Superstudio Più che ha ospitato la rassegna dei designer indipendenti Time to Color!. Da Base Milano si sono mostrate le più recenti interpretazioni della casa temporanea, smontabile, assemblabile. Negli spazi del padiglione Visconti la collaborazione tra Corian e Cabana magazine, hanno dato luogo a Exploring the world of maximalism, un’oasi di forme e colori che si materializza magicamente.

La performance migliore è stata quella ispirata al mutare delle stagioni e alla natura del duo londinese di artisti Studio Swine che ha creato per Cos un’installazione presso lo storico Cinema Arti. Come protagonista una struttura centrale metallica a forma di albero alta 6 metri che emetteva boccioli di vapore nebulizzato che, come bolle di sapone, scoppiavano ed evaporavano a contatto con la pelle. Il più divertente temporary bar quello organizzato da TOILETPAPER, il magazine di sole immagini ideato dall’artista Maurizio Cattelan e dal fotografo Pierpaolo Ferrari, in collaborazione con Guffram, Seletti La buttiga presso la Mediateca Santa Teresa (via Moscova 28): TOILETPAPER BAR all’interno del Wallpaper* Handmade 2017, progetto curatoriale della rivista Wallpaper*, che espone un’installazione disegnata da Tino Seubert, dove l’acqua e il travertino sono stati protagonisti assoluti per un’inedita esperienza sensoriale. Evento perfetto per le famiglie, Playland presso lo spazio Marni (viale Umbria 42), trasformato per l’occasione in una distesa di sabbia colorata con teli da picnic, giocattoli, sgabelli, poltroncine e sedie a dondolo. Tutto fatto a mano e in vendita.

 

Pizzerie gourmet

Da quando sono stata in Costiera Amalfitana, il criterio per valutare una pizza è il confronto con la margherita assaggiata Da Franco a Sorrento. L’attesa che gli avventori devono affrontare per accedere ai tavoli  è ampiamente ripagata all’assaggio. Pasta morbida e sottile, bordi alti (il “cornicione”), pomodoro quasi a crudo, mozzarella fior di latte freschissima, basilico e un generoso giro d’olio extra vergine spremuto a freddo. Dire “pizza” ha sempre significato far riferimento ai confini di Spaccanapoli. Ma da alcuni anni, con gran disappunto dei puristi, le cose stanno cambiando: la nuova pizza italiana affonda le sue radici in impasti sempre più calibrati e salutari, farine che vengono dal passato, sperimentazioni e topping presi in prestito dai grandi ristoranti con un equilibrato apporto salutistico per l’organismo e dalle caratteristiche organolettiche inconfondibilmente mediterranee. Ecco la nascita delle “pizzerie gourmet”. Dal francese “garzone”, “gourmet” è un vocabolo che ultimamente sempre più spesso sentiamo nell’ambiente gastronomico. Già presente negli scritti della Francia del XVII secolo, stava a significare una persona dal palato fine, un buongustaio. Con l’avanzare delle arti culinarie, il termine sta ad indicare l’elite di un determinato campo. A Milano come il prezzemolo sono fiorite diverse pizzerie gourmet, che si distinguono dalle classiche per gli accostamenti creativi, le farine biologiche di lunghe lievitazioni, prezzi più alti e impiattamento d’effetto:

La Taverna Gourmet (via Maffei 12, http://www.latavernagourmet.it). In zona Porta Romana, la pizzeria più costosa di Milano (dai 14 ai 35 euro) propone solo lievito madre, 48 ore di lievitazione, impasti integrali al basilico, al germe di grano, al nero di seppia. Ingredienti d’altissima qualità come il pomodoro del Piennolo, il gambero rosso di Mazara o i limoni di Sorrento. Fette sottili e croccanti.

Berberè (via Sebenico 21, http://www.berberepizza.it). Nel quartiere Isola, ad un passo dall’omonima fermata della metro lilla, la premiata ditta bolognese dei fratelli Aloe è l’ultima ad aprire i battenti nel capoluogo meneghino con l’idea vincente dell’impasto a idrolisi, ovvero senza lievito, oltre a quelli integrale e al kamut. Convivialità, ingredienti buoni e genuini e leggerezza. Da provare la classica con bufala di Caserta e capperi e la gustosa zucca, porcini e grana. In quanto a digeribilità, in assoluto la migliore per me.

Lievità (via Ravizza 11 e via Sottocorno 17, http://www.pizzeria-lievita.com). In piena valorizzazione dei DOP, IGP e dei presidi Slow Food, Lievità utilizza solo farina Petra del Mulino Quaglia di tipo 1 o integrale e lievito madre. A fare da protagoniste sono le ben 9 varietà di margherita, ognuna condita con fior di latte e/o pomodoro differente (di cui è espressa la dolcezza in una scala da uno a cinque). A fargli compagnia si affiancano le pizze periodiche, farcite con ingredienti di alta gamma come i limoni di Sorrento, le alici di Cetara, il pesto di pistacchi di Bronte, la glassa balsamica di Modena o la culaccia di Parma.

Thursday Pizza (via delle Foppette 2, http://www.thursdaypizza.com). In una traversa nascosta di via Savona, ha fatto capolino da meno di un anno la pizzeria più attenta all’ambiente che conosca: solo energia proveniente da fonti rinnovabili e attrezzature elettriche per non produrre CO2 (compreso lo scooter per il delivery). Posate e piatti in materiale riciclabile e per ogni pizza ordinata il locale farà piantare un albero. Curiosa la ricetta dell’impasto, a base di farina semi-integrale tipo 1 e soia che rende la pizza fresca e croccante più a lungo. Ottima la Decima, con cotto, pomodoro San Marzano, rucola, bufala e olio tartufato. E dal gusto sorprendentemente dolce la Sopraffina, con datterino giallo, fior di latte, gorgonzola, mele, noci, limone, aceto balsamico, salvia, e miele.

Briscola Pizza Society (via Piero della Francesca 31 e via Fogazzaro 9, http://www.briscolapizza.it). Eletta nel 2015 la migliore pizzeria d’Italia, gioca sul formato ludico dei “pizzini”: due o più pizze da 18-20 cm, da dividere con i compagni di tavolo, eliminando una volta per tutte l’imbarazzo della scelta che ci coglie sovente davanti al menù. Una pizza conviviale preparata con farina di grano tenero e ricca di germe di grano vitale, proveniente da cereali sani di prima scelta, lavati in acqua come si faceva una volta e macinati lentamente senza nessun imbiancamento artificiale. Si sceglie alla cassa fra versioni classiche o particolari, come quella con mortadella e crema di pistacchi o la genovese con il pesto o il pecorino, e si attende al tavolo di essere chiamati per ritirare il proprio ordine.

VFNO 2016

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Non servono né invito né pass ma solo la voglia di passare qualche ora in una serata mondana che riversa in strada centinaia di migliaia di persone: mancano meno di due ore alla Vogue’s Fashion Night Out che apre le porte alla fashion week milanese. Anche quest’anno saranno coinvolti centinaia di negozi, tutte le più importanti griffe e le più rappresentative boutique cittadine nelle zone del centro, intorno al quadrilatero della moda, da via Montenapoleone a via Manzoni, da via della Spiga a corso Venezia, da Corso Vittorio Emanuele a Corso Genova, all’intero quartiere di Brera e Corso Como, Piazza Gae Aulenti e il quartiere di Porta Nuova, che non solo rimarranno aperti fino alle 22.30, ma offriranno sconti speciali, promozioni e giveaway dei loro prodotti, intrattenendo i visitatori con cocktail party, incontri con gli stilisti e celebrità, DJ set, workshop, eventi e foto corner. Non mancheranno le capsule collection create appositamente per la VFNO il cui ricavato andrà in beneficenza, perché la Vogue’s Fashion Night Out è anche un evento volto a sostenere progetti umanitari: quest’anno il ricavato della serata sarà destinato ad Amatrice e alle centinaia di famiglie colpite quest’estate dal terremoto.

Gli eventi saranno tantissimi, troppi per riuscire a presenziare a tutti…ma ce ne sono 10 davvero imperdibili:

  1. Il centralissimo store OVS di via Torino accoglierà il cantautore spagnolo Alvaro Soler e invita a condividere l’esperienza sui social attraverso l’hashtag #OVSVFNO16.
  2. Luisa Spagnoli ospiterà il Maestro Cioccolatiere della “Scuola del Cioccolato Perugina” che realizzerà a mano i famosi “baci”. In entrambi gli store di Corso Vittorio Emanuele II e Galleria Vittorio Emanuele, sarà venduta ad un prezzo speciale una t-shirt limited edition con la stampa di un’illustrazione iconica vintage.
  3. Pinko presenta il cocktail party #Glamtaste in occasione della speciale serata del 20 settembre. Il party, che prevede la presenza del dj Simone de Kunovich, è organizzato in collaborazione con Coca Cola.
  4. La boutique Rosato di Via della Spiga 42, propone la collana “My beauty” e regalerà un look realizzato dagli hairstylist GHD ed un gioiello per capelli Limited Edition.
  5. Da Anna Ravazzoli in corso Genova, ci sarà la possibilità di farsi truccare con prodotti Givenchy, tra celebrità del fashion system, DJ set, cocktail e il brut delle cantine vinicoli Ca’ Maiol.
  6. Sempre in corso Genova, imperdibile l’evento organizzato da Pasticceria Cucchi che inaugurerà la mostra “collage” dedicata agli eroi dei fumetti, con quadri pop up d’autore esclusivi realizzati dall’artista Alessia Graziani.
  7. Da Seghetti Fashion Store, si potrà scegliere un outfit con tanto di servizio fotografico. Le foto saranno pubblicate sui social del negozio per una settimana e chi riceverà più like, vincerà un buono d’acquisto presso la store di 150 euro!
  8. La boutique Daniele Giovani Milano si trasformerà in un luogo esclusivo in cui è possibile rivivere l’atmosfera degli antichi salotti per dialogare e interrogarsi su inedite espressioni del made in Italy, scoprendo la nuova fragranza suprema “Perdizione” di Nobile 1942.
  9. Vogue Italia e Fashion Film Festival Milano hanno creato il progetto Through My Eyes per mettere in contatto il mondo della moda con quello del cinema. Dieci fashion film dedicati a dieci brand italiani e girati da dieci giovani registi internazionali che raccontano il Made in Italy verranno proiettati in Via Montenapoleone in un’istallazione a cielo aperto. Sponsor dell’evento è Huawei.
  10. Nel contesto della VFNO si inserisce LaLaLand, nuova agenzia di comunicazione che intratterrà il pubblico in via Fomentini con 7 ore d’ esibizioni, musica, effetti speciali e la partecipazione di Fabio Rovazzi, i dj Merk & Kremont, Fedez e J-Ax. Divertimento assicurato.

Dove vanno le milanesi a farsi belle

I clacson suonano nervosi. Il semaforo è verde da oltre un secondo e la macchina davanti non è ancora partita. Il traffico è intenso, trovare parcheggio una missione impossibile. I mezzi pubblici sono pieni di gente e se l’aria condizionata concede un minimo di sollievo d’estate, d’inverno il riscaldamento è sempre troppo alto…così alle 9.00 il trucco è già sfatto e la camicia stirata di tutto punto è ormai un campo di battaglia. Ci sono i bambini da portare a  scuola, la spesa da fare, le bollette da pagare, rassettare e pulire casa. La mostra a cui non si può assolutamente mancare, un salto sul tapis roulant in palestra, l’ora di zumba e quella di pilates. Poi gli aperitivi con gli amici stipati nel locale più trendy e la coda al cinema…Scene di ordinaria follia nella New York d’Italia: Milano.

La milanesità è un lavoro a tempo pieno, una vita che affatica, che vuol contenere tutto, che  costringe pure a contrarre e inglesizzare le parole – aperitivo diventa “ape”, chiamata “call”, stato d’animo “mood” – la chiamiamo ottimizzazione: una competenza essenziale richiesta a tutte, dalle manager alle casalinghe. Le milanesi vanno perennemente di fretta, si lamentano che tutto è uno “sbatti”, hanno l’analista e se ne vantano, sono finte snob, vestono con stile, correggono i tassisti sulla strada più veloce da fare, non vanno dal parrucchiere ma dall’hair stylist, non dalla truccatrice ma dall’image maker. Concedersi un momento di relax per farsi belle non è solo considerato un lusso, ma un investimento sulla propria persona. Dove?

QC Terme Milano, piazza Medaglie D’Oro 2 (http://www.termemilano.com). Una vera perla di relax per staccare dalle ansie e dallo stress della giornata: ci si può andare infatti durante la settimana e partecipare all’ “aperiterme”, un buffet light con ingresso ai servizi termali. Il giardino esterno è circondato dalle mura erette dai Gonzaga, la parte indoor invece si trova in un palazzo liberty, un’ex balera. In dotazione accappatoio, ciabattine e creme, per due tipi di percorsi: esterno con piscine riscaldate e una curiosa biosauna all’interno di un vecchio tram, o interno con zona relax e maxi lettoni, luci soffuse, geyser, bagno turco e percorsi acquatici. Al piano superiore si può scegliere tra un massaggio rilassante, modellante, shiatsu, ayurvedico, linfodrenante o scacciapensieri.

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Romans Club, corso Sempione 30 (http://www.romansclub.com). Una vera e propria Wellness Lounge, uno spazio ideato e realizzato per rendere l’esperienza del benessere unica e totalizzante: c’è il parrucchiere, la palestra con attrezzi Technogym all’avanguardia, la sala per i corsi di yoga e pilates. Un’area pesi con un ring per chi fa boxe, una cabina per i trattamenti beauty di Elizabeth Arden, un healthy bar, il Salad Me Cafè, indipendente ma inglobato nel centro stesso. Nel piano interrato si trova la zona spa: cascata di ghiaccio, doccia emozionale, sauna norvegese con cromoterapia, bagno turco con talassoterapia e zona relax.

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Bahama Mama, viale Col di Lana 1 (http://www.bahamamama.it). Un nail bar per una pausa di assoluto relax. La proprietaria Gaia lo ha curato nei minimi dettagli: insegna al neon rosa, salottino con poltrone di velluto grigio all’ingresso, un piccolo bar dove bere ottimi centrifugati e tisane depurative, un delizioso angolo dedicato alla vendita di abiti e accessori vintage. La stessa cura è riservata ai prodotti utilizzati per i trattamenti di viso e corpo e nella sala barocca per la manicure e la pedicure – a mio avviso la migliore in città – sono allineate decine di smalti dai mille colori e mentre ci si sta rilassando, si può sorseggiare un cocktail biologico o guardare un film. Promemoria: ricordarsi sempre di prenotare.

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Bellavera, piazza Buonarroti 32 (http://www.bellavera.it). Un beauty-concept voluto dalla vivace quanto professionale Cristina Fogazzi, estetista da anni e geniale artefice della pagina Instagram e Facebook  “L’estetista cinica”, che ha sfondato la rete a suon di vignette in cui con il camice, le braccia incrociate e musino saccentemente cinico per l’appunto, risponde ai quesiti più o meno assurdi che la donna media rivolge all’estetista di fiducia per ricevere la magica soluzione su cellulite e diete varie. È appena uscito il suo libro, “Guida Cinica alla Cellulite“, scritto assieme al chirurgo plastico Enrico Motta, dove vengono illustrate tutte le cause scientifiche e biologiche delle odiate cellule adipose, con tanto di aiuti per arginare il problema, dall’alimentazione povera di sale (ci sono le ricette di Gnam Box!) ai trattamenti più mirati da poter fare nel suo centro con un adorato team cinico composto da estetiste preparate che fanno sentire ogni cliente a proprio agio. I trattamenti più in voga sono Icoone, Cavitazione, Radiofrequenza e l’innovativo Slim_me da poter fare anche a casa.

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Fuorisalone 2016

Ci siamo. La design week è iniziata e la città è più adrenalinica che mai: basta svoltare un angolo per imbattersi in palazzi agghindati a festa nelle più svariate installazioni, per non parlare dell’invasione pacifica di addetti ai lavori, appassionati o semplici curiosi alle prese con le novità del Salone del Mobile o con gli eventi dei vari Design District. Perché nessun evento come il Fuorisalone sa trasformare così radicalmente il territorio: conferenze, mostre e collettive di designer per ogni tendenza e interesse. Chi ha deciso di passare del tempo tra i vari allestimenti deve organizzare al meglio il suo percorso: le cose da vedere sono tante e il rischio di perdersi qualcosa di interessante è alto. Ecco quello da non farsi mancare.

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L’evento di Interni è sempre una conferma. Quest’anno si sviluppa in tre sedi: all’Università degli Studi di Milano con diciotto installazioni interattive, macro-oggetti, micro-costruzioni e mostre di importanti architetti e designer internazionali che declinano un tema stimolante e d’attualità: Open Borders, un invito ad andare oltre i confini della creatività proiettandosi in nuove tecnologie. La Torre Velasca ospita quattro percorsi tematici di Audi City Lab e un’installazione luminosa. All’Orto Botanico di Brera invece, un totem urbano e un albero in cemento ultra performante per lo sport outdoor favorisce l’aggregazione tra i visitatori.

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Rimaniamo nel Brera Design District che presenta un progetto inedito dell’artista Chiara Luzzana: Sound of the city, un ritratto della città meneghina attraverso i suoni che più la caratterizzano. Al Raw Brera il marchio Wall&Deco presenta le nuove collezioni di carte da parati: grafiche con tantissimi piccoli fiori o al contrario fiori enormi; oppure geometrie e illusioni tridimensionali in bianco e nero tipiche della optical art.

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In zona Tortona negli spazi del Superstudio si svolgerà il Super Design Show: 17.000 mq espositivi, progetti a tema, installazioni museali, padiglioni nazionali, mostre indipendenti o collettive, grandi aziende consolidate ma anche giovani aziende innovative, startup, self-design e tutte le tendenze del vivere e dell’abitare. Da vedere l’installazione di Citizen, dal titolo Time is Time: l’estro creativo di Tsuyoshi Tane indaga sul tempo come dimensione filosofica e fonte di infinite possibilità in uno spazio surreale, al di fuori delle dimensioni spazio-temporali, fatto di luce danzante che si riflette su più di 100.000 dischi metallici che fluttuano sospesi nel vuoto. Giovedì 14 aprile il canadese Karim Rashid, sarà nuovamente protagonista della Tortona Design Night con una performance presso l’Hotel Magna Pars Suites Milano.

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Nel bellissimo giardino del quartier generale di Zona Santambrogio Design District, talenti provenienti da scuole e università lombarde, sono in mostra con il progetto Next Design Innovation che raccoglie 21 prototipi interattivi sulla relazione tra design e nuove tecnologie inerenti a casa e arredi ma anche agli smart device per la città. Negli spazi dell’antica basilica più di 90 espositori tra i migliori florovivaisti e artigiani italiani animeranno la terza edizione di Flora et Decora. Mentre a chiusura del Fuorisalone, prenderà vita il design market di Eat Urban, coi prodotti in vendita dei migliori hand makers italiani e milanesi.

Un tè a Milano

Solitamente il lunedì va a braccetto con il caffè ma negli ultimi anni l’attenzione a uno stile di vita più salutare ha contribuito a introdurre il tè sempre di più nella nostra routine quotidiana. La bevanda millenaria è una panacea contro il caos quotidiano, un piccolo lusso da assaporare da soli o in compagnia tra quattro chiacchiere. Grazie alle sue molteplici proprietà antiossidanti e benefiche abbiamo imparato a riconoscerne le varietà, a fare attenzione alla provenienza e ad apprezzarne l’aroma e il gusto. Per i veri intenditori di questa bevanda o per chi si avvicina ora all’arte del tè ecco i negozi giusti dove rifornirsi, dei veri templi dove apprendere segreti e consigli di tea sommelier per miscele preziose come vini d’annata:

ChateauNel mondo incantato di Château Monfort (Corso Concordia 1), oltre a camere degne di un soggiorno da favola, fa capolino anche un romantico bistrot. Nel boutique hotel milanese del gruppo Planetaria Hotels, unica destinazione hotellerie a Milano inserita nella Guida Relais&Châteaux, si respira un’ atmosfera magica e fiabesca: ambiente curato nei minimi dettagli, enormi candelabri che sporgono dagli alti soffitti, splendide specchiere che accompagnano il percorso ai tavoli, luci soffuse, materiali preziosi e finiture di pregio circondano la sala da tè. Degustazioni in pieno stile regale vengono accompagnate da alzate di madeleine e sfilate di cupcake.

TeieraGrossi barattoli in latta pieni di tè di tutti i tipi e provenienti da tutto il mondo, ci accolgono entrando a La Teiera Eclettica (via Melzo, 30), un delizioso shop con sala da degustazione annessa. Il menù è infinito e la qualità dei tè ottima: dai bianchi ai neri, dal matcha fino ad arrivare al principe che è il verde. Ma soprattutto il personale è gentile, esperto e disponibile a qualunque spiegazione o curiosità. Il posto perfetto per avvicinarsi per la prima volta alla cultura del tè o per degustare i deliziosi dolcetti fatti in casa. Squisito l’abbinamento della loro torta di carote con un tazza di tè verde “Sur le Nil” o accompagnare un tè nero alle arance amare di Siviglia con una fetta di crostata al cioccolato.

ArteTè come unico protagonista anche presso l’ Arte del ricevere (via Macedonio Melloni, 35), che si prefigge di istruire con immagini, testi, suggestioni e profumi chiunque voglia avvicinarsi a questa usanza concepita come arte. Una ricca selezione di pregiati, dai blend raffinati a quelli speziati, con oltre 250 tipologie di thè verdi, neri e bianchi, prodotti nei migliori giardini del mondo. Coreografiche le ceramiche e le porcellane orientali, le teiere e le tazze, i tessuti e gli arazzi in seta dipinti a mano. Il packaging a tema è studiato apposta per confezionare questa dolce spezia come  fosse un prezioso regalo. Una sala degustazione interna ci renderà certi della scelta fatta.

ChaCome in un viaggio attraverso la cultura e i riti del tè, il Chà Tea Atelier (via Marco d’Oggiono, 7), propone accostamenti curiosi e intriganti dolci e salati, miscele esclusive, ma anche tè al peperoncino, una sorta di talismano benaugurante simpaticamente battezzato la “Fortuna sia con the”, oppure “Cavoli a merenda”, un infuso dolce salato di frutta e verdura. Creazioni esclusive ed estrose come un abito sartoriale da gustare in ogni momento della giornata. Da provare presso l’accogliente sala da tè aperta da colazione fino all’aperitivo il ChàLatte al matcha, una bevanda dal colore brillante ottima alternativa al cappuccino. Anche qui vengono organizzati dei corsi per imparare a preparare un’ottima tazza di tè.

essenzaA pochi passi da piazza San Babila, armonia e gusto s’incontrano per dare luogo a L’essenza del the (via Cerva, 12), una piccola bottega i cui scaffali, simili a quelli di una libreria, traboccano di più di 300 specialità. La vetrina è molto ricercata e filtra una luce naturale che impreziosisce le ceramiche giapponesi, cimeli di viaggi di cui la proprietaria va fiera. Una delle miscele più richieste è la “Rosa d’Oriente”, a base di Tè Sencha e Gunpowder, Wu Lu con scorze d’arancia e petali di calendula. O il “Ginger and Lemon”, un tè bianco e verde con aggiunta di zenzero e limone. Accanto ai tè, la clientela viene ammaliata anche dall’incredibile varietà di sali aromatizzati, zuccheri di vario genere, miele e caffè.

Librerie milanesi

Un segnale di fiducia. Nonostante il calo dei lettori, gli italiani tornano ad acquistare i libri nelle librerie. Ovvero luoghi con un libraio in carne e ossa, un po’ psicologo e un po’ imprenditore, amico e cultore. I bookstore indipendenti sono una fucina di novità, un presidio sul territorio e una realtà economica viva e dinamica. Ecco gli indirizzi milanesi immancabili.

Hoepli (http://www.hoepli.it). Partiamo dalla più antica libreria meneghina, fondata nel 1870 dallo svizzero Ulrico Hoepli in Galleria De Cristoforis. Da sempre distinta per il vasto assortimento, la molteplicità dei servizi e la disponibilità di libri e riviste straniere, oggi ospita più di centomila tomi, distribuiti in uno spazio espositivo di 6 piani disegnato dagli architetti Figini e Pollini. I milanesi lo sanno, se non trovi un libro da nessun’altra parte, passa da Hoepli…

hoepli

Rizzoli (http://www.rcslibri.it/rizzoligalleria/). In Galleria Vittorio Emanuele II meno di un anno fa Rcs Libri ha concluso il restyling della sede di un’altra libreria storica milanese. Un luogo camaleontico, un tempio della creatività italiana che esalta la Galleria con le sue luci e che propone pezzi storici del design nostrano. Uno spazio aperto a tutti, con un intero piano dove i bambini possono giocare e leggere con strumenti innovativi digitali per aggiornarsi sulle novità e scegliere l’acquisto preferito.

rizzoli

 

Open (http://www.openmilano.com). Aperta dal 2013 a Milano in viale Monte Nero 6, è una startup nata con un progetto di crowdfunding. Nessuna vetrina: un’insegna, una corte, una scala ed ecco l’open space. C’è chi legge, chi lavora, chi studia, chi chiacchiera davanti ad un caffè, chi partecipa ad un workshop. La prima libreria non convenzionale milanese che offre ai lettori un clima accogliente e rilassante. Meno scaffali e più poltrone, tavoli e divani, con annessi wi-fi e prese di corrente a disposizione. Si organizzano serate a tema, meeting e presentazioni, anche rivolte ai bambini.

open

Gogol&Company (http://www.gogolandcompany.com). Un altro luogo particolare e multifunzionale che è insieme libreria, galleria d’arte e caffè. Una piccola libreria indipendente all’angolo tra via Savona e piazza Enrico Berlinguer, dove si trovano molti testi particolari e insoliti, sovente di case editrici piccole e sconosciute che si rivelano poi una scoperta. Mentre al bancone del caffè fervono esperimenti gastronomici, scrittori, studenti e lavoratori discutono di letteratura comodamente sprofondati in vissute poltrone di pelle. Ampio il settore dedicato all’arte culinaria e frequenti sono le mostre di fotografia organizzate.

Gogol

Libreria del mondo offeso (http://www.libreriadelmondooffeso.it). “Molto, molto offeso, molto offeso è il mondo, più che noi stessi non sappiamo…“. Questo brano di “Conversazione in Sicilia” di Elio Vittorini dà il nome a questa libreria-bistrot che a breve da via Cesare Cesariano si trasferirà nel cuore di Brera, in Piazza Simpliciano, in cui ci si sente subito a casa ed è facile capire il perché: qui i libri vengono scelti con cura, ogni volume di narrativa è un piccolo grande consiglio e la caffetteria è talmente curata da diventare uno dei posti più belli a Milano dove fermarsi a prendere un tè. L’atmosfera rarefatta fa da sfondo alla raffinata selezione di libri, in cui si riconosce la passione e l’energia della proprietaria Laura Ligresti. La letteratura italiana la fa da padrona: intere opere di Mari, Revelli, Landolfi e molti altri. Una libreria viva e condivisa grazie ai gruppi di lettori che la animano durante i tanti incontri organizzati.

mondo offeso

121+ (http://www.corraini.com/it/librerie/milano). Al numero 17 di via Savona c’è una deliziosa palazzina di mattoni rossi dove Corraini – storica casa editrice specializzata nel campo del design e dell’illustrazione, ha deciso di aprire una libreria fantastica. Oltre al catalogo completo delle Edizioni Corraini, si trova una scelta irresistibile di libri d’architettura, fotografia, moda, arte, cucina e grafica. Un ampio settore è dedicato ai volumi per i più piccini e non mancano stampe, disegni e collezioni di giochi d’artista.

121

Libet (http://libet.org). In via Terraggio 21, una stradina nascosta tra Cadorna e Sant’Ambrogio, ci si trova davanti a vetrine dalla luce ambrata sormontate da una decorazione liberty in ferro battuto: è Libet, il tempio dei bookworm, perché specializzata in libri usati o fuori catalogo in ottime condizioni, pubblicati dai primi del ‘900 ad oggi. Tre piani  dove scovare saggi letterari e di psicologia o chicche in offerta come le opre complete di Saint John Perse o vecchie edizioni degli aforismi di Kraus. Rarissimi cataloghi sulla storia dell’arte e libri di fotografia a costo modico.

Libet

Bistrot milanesi

Il bistrot è un luogo di incontri, di chiacchiere, di sguardi, di gonne svolazzanti e di camerieri che sanno già qual è il tuo tavolo preferito e lo indicano con un sorriso discreto. È il posto in cui si entra con occhi aperti e predisposizione romanzesca, da soli o in compagnia, per pensare o scrivere, soltanto per guardare, oppure per perdersi dentro le parole e gli occhi di un altro. Il rito è sempre lo stesso, ma ogni volta accade qualcosa di nuovo. Bisogna avere un po’ di amore per la strada per amare i bistrot e il mescolamento di umanità che creano. A Milano ultimamente ne hanno aperti quattro che meritano di essere visitati.

ClotildeClotilde Bistrot (clotildebistrot.com, via Galileo Galilei 2). Atmosfera retrò, locale elegante ma non selettivo, caratterizzato da dettagli vintage quali i vasi, le lampade, i tavoli e le deliziose sedie in velluto, disegnate ad hoc da Santo Scibetta, art director dell’azienda d’arredi Cierreesse. Non solo è ristorante gourmet dell’Hotel Windsor, ma anche caffetteria per colazione che si distingue per varietà (ben 12 tipi di brioche gourmet) e bar per merenda e aperitivo. Ottimo il ricco buffet del brunch domenicale a 19 euro bevande incluse, con spaghetti alla carbonara, burger, sandwich e piatti vegetariani: fantastica la quinoa condita con funghi, gruviera e pesto di salvia. Caffè ottimo e raro, grazie alla macchina a leva Arduino, espressione di unicità e tradizione.

potafioriPotafiori (potafiori.com, via Salasco 17). Un open space in cemento grezzo con area food, lounge café arredato con pianoforte e divani, il tutto contornato da fiori, piante e una collezione di agende, borse e grembiuli in cotone o lino con bellissimi disegni floreali di William Morris. Si fa colazione, si pranza e si cena ascoltando ottima musica. La cucina è per lo più quella regionale italiana: casunsei e polenta del nord e mozzarella verace del sud. Un occhio di riguardo per piatti leggeri, come l’insalata di pollo e zenzero o la tartare di gamberi rossi, e vegetariani: il toast con gli asparagi è da assaggiare. Sublime la torta al cioccolato fondente con salsa di pere e cannella.

napcupNap Cup (corso Garibaldi 86, accesso da via Statuto 16). Pareti confetto, bancone ad angolo e l’impressione di essere finiti in una serie tv anni ’50 o nel reparto baby di un megastore. La formula ricorda quella dei fast food salutisti inglesi con piatti colorati e fantasiosi ben allineati nelle vetrine frigo: fresche insalate e zuppe da portar via o mangiare sul posto, tramezzini, cous cous o quinoa, e dolcetti deliziosi, come la tortina di fragole e lamponi. La location è delicata e femminile, come una casa delle bambole, da godere insieme alle chiacchiere di un’amica o da soli curiosando tra scaffali e credenze pieni di spille, tazzine e grembiuli colorati. Nota di merito: per chi non può permetterselo, Nap Cup mette a disposizione le vivande rimaste nel locale.

gogolGogol and Company (gogolandcompany.com, via Savona 101). Uno dei ritrovi più gradevoli nati in città negli ultimi anni. Vive tutti i momenti della giornata, dalla prima colazione – buona la brioche integrale con confettura di rosa canina – all’happy hour, con calici di vino accompagnati da salumi e formaggi di qualità. Oltre che bistrot è anche una fornitissima libreria dove poter leggere comodamente seduti nelle poltrone dal sapore vintage senza limiti di tempo: un ambiente dove è piacevole fermarsi per un po’, lavorando al pc o connettendosi alla rete wi-fi gratuita a disposizione. Periodicamente si organizzano anche mostre d’arte, presentazioni di autori emergenti e incontri tematici anche per bambini.

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