Carrello mezzo pieno o mezzo vuoto

Ci sono cose di cui non puoi fare a meno. Più le hai, più ti mancano le altre, quelle opposte. Ecco la legge misteriosa del carrello mezzo pieno o mezzo vuoto.
Tutto quello che abbiamo, se da qualche parte avvertiamo che non ci basta, che non mette a tacere la vocina interiore che ci sussurra “voglio di più”, a cosa serve esattamente? Non lo so. E non lo sanno Tea ed Erica, le protagonisti di “Quattro etti di amore, grazie” di una bravissima Chiara Gamberale, che di quella vocina sono vittime.

quattro etti d'amoreErica, una delle due protagoniste ha due figli che crescono, un marito devoto, un posto fisso. E soprattutto agli occhi di Tea, l’altra protagonista attrice di successo ma donna eternamente inquieta ed incapace di stabilire una relazione solida e duratura, Erica ha un carrello sempre traboccante di cose buone e giuste, simbolo di una specie di pace, di un equilibrio profondo, invidiabile. Erica ne è consapevole? No. Perchè mentre Tea spia la sua spesa, lei fa altrettanto. Spia quella di Tea. E sarebbe pronta a rinunciare a tutto quello che ha nel carrello, addirittura al carrello stesso, per il senso di avventura che le misere pizze surgelate di Tea le ispirano.
A che le serve dunque un carrello pieno? A garantire serenità e benessere alla sua famiglia, certo. Perchè non le basta? Perchè più la lista della sua spesa è dettagliata, più sembra non dare la possibilità a un certo prodotto di essere suo. Ha a che fare con la gioia di vivere quel prodotto. Con il cuore che batte e arriva in gola pazzo, maleducato e dalla gola esce, si sbatte addosso al mondo. Erica avverte che non ci sarebbe nessun carrello abbastanza grande per accompagnarlo, per contenerne l’energia…
Come dire donne uguale ansiose di ricerca. Bisognose di fuga. Incapaci di esaurirci tutte in una cosa sola. Fosse pure quella che ci piace più fare. Potremmo essere l’unica possibile soluzione a tutte le cose che ci servono ma, maledizione, non ci bastano. Potremmo, certo. Peccato che siamo noi il problema.

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