Bovarismo. Chi ha paura delle lettrici?

Un’insoddisfatta signora borghese della provincia francese piena di grilli per la testa e stordita dalle letture di romanzetti mielosi. Eppure un simbolo di libertà del desiderio di sognare e sfidare tutte le convenzioni, una donna affamata di vita, desiderosa di vivere un amore totale. A oltre 160 anni dalla sua uscita, ancora conserva quel potere destinato a pochissimi di non farsi dimenticare.

Chi è davvero Madame Bovary? L’eroina tragica uscita dalla penna di un uomo che ha fatto di tutto per descriverne i vizi ha segnato la storia della letteratura e la nostra immaginazione: la vediamo perdersi, buttarsi via eppure stiamo dalla sua parte. Forse è una delle figure letterarie che meglio rappresenta l’impotenza femminile: Emma Bovary, come tante donne, vedeva negli uomini il problema e la soluzione. Affidava i suoi sogni, la realizzazione di se stessa agli amanti, sperando che la salvassero. E invece è morta lei. Era una ragazza inquieta, sensuale, vogliosa di libertà. Ma la vita delle donne al suo tempo, soprattutto in provincia, era segnata fin dalla nascita. Non c’erano alternative alle giornate di una moglie prigioniera di un matrimonio infelice, chiusa in casa a leggere libri di evasione e a curarsi le unghie con il limone o comprare vestiti alla moda. La sola manifestazione di libertà per una donna come lei – lo dice Flaubert – è l’adulterio. E infatti la giovane sposa lo pratica con entusiasmo, sentendosi per la prima volta libera. Ma si tratta di una falsa libertà, se ne accorgerà presto, fatta di piccole, stupide glorie e tante violente mortificazioni. Per questo, e perché in fondo al suo cuore vive il sentimento della dignità ferita, decide di suicidarsi.

Emma non è un’eroina della libertà femminile. Flaubert la descrive come una “mitomane velleitaria”. Pur spinta da una sincera e genuina voglia di emancipazione, si affida a sogni convenzionali e non fa niente per trovare una forma di autonomia, anche piccolissima, per uscire dalla noia e dalla volgarità di un matrimonio che la svilisce. Essendo un personaggio complesso, risulta realistico: ha degli istinti sani e genuini, legge libri e insegue sogni. Si fa amare perché la sua inquietudine è sincera. Troppi romanzi hanno messo le ali alla fantasia, facendo sentire la propria vita troppo stretta. Una donna che legge, che sogna di cambiare il proprio destino, è dunque pericolosa?

Ci sono ragazze nude, alte e dritte in piedi nella stanza, incuranti di chi guarda, che brandiscono un libro tenuto davanti agli occhi neanche fosse uno smartphone squadernato su Instagram. Altre, poco più che bambine sdraiate a pancia in giù sul divano, una mano per appoggiarci il mento, l’altra a sfogliare pagine illustrate. Una donna meno giovane, in poltrona rossa sontuosa con un volumetto abbandonato tra le pieghe della gonna di seta, sembra essere proprio nel mezzo di una pausa – una manciata di secondi sufficienti a trattenere un concetto o un’immagine – pronta a ricominciare a testa bassa. C’è Eleonora d’Acquitania, stesa sul suo letto marmoreo, che, mentre riposa in pace dal 1204, legge silenziosa in eterno mentre noi continuiamo la visita al monastero di Fontevrault. E c’è Marilyn Monroe, che se ne sta seduta in bikini a rombi bianconeri tenendo sulle gambe l’ Ulisse con il quale, nel 1952, era arrivata al suo appuntamento con Eve Arnold, prima fotografa a ottenere un contratto con l’agenzia Magnum. Ne mormorava brani nelle pause dello shooting, a mezza voce, “perché questo la aiutava a capire” – avrebbe raccontato Eve a Richard Brown, professore di Letteratura, che 30 anni dopo lo scatto le scrisse per sapere se davvero la donna sex symbol di generazioni si fosse innamorata di James Joyce a punto di intuire come catturarne al meglio lo spirito rivoluzionario.

Sono alcune delle protagoniste di una pubblicazione meravigliosa che mi è arrivata da New York, regalo di due amiche viaggiatrici di frontiere e storie: ogni pagina propone un quadro, il particolare di un affresco o di una scultura, una foto. Women Who Read are Dangerous, le donne che leggono sono pericolose, avverte il titolo. E nella minaccia c’è una chiamata irresistibile. A vivere (anche) di libri e nei libri: ancora, un po’ di più, se possibile. E, come incita Rosemary Urquico in un post diventato leggenda sul web, a ricordare (a tutti e tutte) che conviene sempre “uscire con una ragazza che legge”.

2 risposte a “Bovarismo. Chi ha paura delle lettrici?”

  1. A fine liceo ho fatto una tesina proprio sulle donne; “Madame Bovary” era uno dei libri scelti con protagonista una figura femminile più attuale che mai!
    Amo ancora quel libro ; e per il 2019 voglio come hai scritto tu benissimo “vivere di libri e nei libri ancora di più “.
    Un bacio.
    Sara.

    1. Ciao Sara! Ogni anno rileggo “Madame Bovary” e lo trovo sempre moderno…noi donne amanti della lettura, così capaci di immedesimarci e lasciarci trasportare dalle parole…ah che bellezza!

      Ti abbraccio!

      Fede

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