Menù letterari

Indecisi su cosa preparare stasera per cena? E se, invece che dal solito ricettario, ci lasciassimo consigliare da Scott Fitzgerald, Virginia Woolf e Jack Kerouac? Forse non ci abbiamo mai fatto caso, ma anche i personaggi dei nostri romanzi preferiti hanno i loro vizi e stravizi culinari: dalle polpette di Renzo Tramaglino all’iconica madeleine di Marcel Proust. Céline Girard nei suoi Menù letterari ci accompagna in un divertente tour gastronomico alla scoperta delle tavole imbandite fra le pagine di alcuni dei libri più amati di sempre, con tanto di ricette a cui ispirarsi per un pasto da Nobel.

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Si potrebbe cominciare da un bell’antipasto in stile Grande Gatsby. Alle sfavillanti feste organizzate dal protagonista del capolavoro di Fitzgerald di certo non mancava un altrettanto scintillante finger food: per riprodurre un buffet come il suo l’attenzione all’estetica sarà fondamentale. Via libera allora a spiedini di caprese, involtini di zucchine, tacchino e feta, gamberi al cucchiaio, pasticcini salati e chi più ne ha più ne metta. D’altra parte Gatsby non era certo uno che badava a spese…Come primo, direttamente dal banchetto di Donnafugata del Gattopardo, Tomasi di Lampedusa propone il timballo di maccheroni: “l’oro brunito dell’involucro, la fragranza dello zucchero e di cannella che ne emanava non erano che il preludio della sensazione di delizia che si sprigionava dall’interno quando il coltello squarciava la crosta“. Non avete anche voi già l’acquolina in bocca?

Se una frittata come secondo vi pare poca cosa, forse non avete mai letto della “celestiale frittata” tanto decantata nel Diario segreto di Gabriele D’Annunzio: in un racconto poetico e allucinato, il Vate racconta di questa mitologica portata realizzata con trentatré uova e tanto di ispirazione divina. Perché l’arte di rivoltare la frittata ha in sé qualcosa di religioso. E come non finire alla grande con quello sregolato di Sal Paradise, protagonista di On the road di Kerouac, che placidamente ammette di non aver mangiato altro durante il suo viaggio da una parte all’altra degli States che torta di mele col gelato? “Sapevo che era nutriente – ammette – ed era anche deliziosa, naturalmente“. Che nessuno si azzardi a contraddirlo! Buona lettura e buon appetito.

Langhe d’autunno

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Non solo vino, ma anche relax nella natura, arte, visite nei borghi, passeggiate, gite a cavallo o in bici. Lo sguardo scivola tra i filari, fino all’orizzonte: così comincia la giornata, pervasi da un senso di pace e carichi di buone energie. I paesaggi delle Langhe regalano forti emozioni: i loro dolci poggi vitati, gli splendidi castelli che ne dominano le valli, le pievi e le enoteche, rendono quest’area piemontese una delle culturalmente e scenograficamente più interessanti d’Italia. È però l’autunno la stagione ideale per respirarne meglio la poesia, ammirarne la bellezza, scoprirne i tesori, assaggiarne le delizie gastronomiche, apprezzarne al meglio la cultura del vino. Barolo, Grinzate Cavour e La Morra sono il cuore di questa zona che ha conquistato la ribalta mondiale tanto da essere insigniti della Bandiera arancione del Touring Club Italiano, il riconoscimento che premia i borghi accoglienti dell’entroterra.

La salita mattutina al paese di Barolo è un emozionante susseguirsi di poggi sovrastati da antichi manieri e piccoli centri. Il borgo sorge in un ampio anfiteatro di colline, adagiato su una sorta di altopiano, nel cuore di uno sterminato susseguirsi di vigneti. Lo sguardo continua inarrestabile ad appoggiarsi sulle colline circostanti per poi tornare sul borgo, sul castello e di nuovo sui poggi. Entrare nel castello che ospita il Wimu (wimubarolo.it), il museo del vino, è d’obbligo. Il museo è molto moderno e apprezzato anche dai bambini per le installazioni giocose che mimano le tecniche della vendemmia. La pausa pranzo è da Barolo Friends (barolofriends.it), una piccola vineria proprio di fronte al castello: per accompagnare un corposo bicchiere di Barolo si può scegliere tra la carne cruda di fassona, gli agnolotti al plin e i tajarin. Primo pomeriggio a Grinzate Cavour,  per visitare uno dei gioielli architettonici più belli del cuneese: il bel castello di mattoni rossi del Conte Camillo Benso Cavour (castellogrinzane.com), sede dell’Enoteca regionale e dell’Ordine dei Cavalieri del Tartufo e dei Vini d’Alba, confraternita enogastronomica finalizzata al rilancio e alla propaganda della buona tavola della zona. L’imponente maniero domina i vigneti. Prima di raggiungere il piazzale dove sorge, conviene concedersi un giro sulle colline circostanti per regalarci scorci unici e giungere sul “balcone delle Langhe”: il paese di La Morra è infatti adagiato su di un poggio ad oltre cinquecento metri d’altitudine e la vista mozzafiato spazia a trecentosessanta gradi su tutte le Langhe. Da non perdere la policroma cappella della Madonna delle Grazie:  la mai consacrata piccola chiesa, voluta dalla famiglia Ceretto agli inizi del Novecento per radunare i contadini in caso di improvvisi e violenti temporali, è meta di turisti da tutto il mondo per la sua unicità in quanto a struttura e colori forti.

sempliciiNota di merito spetta alla scelta del pernottamento. Meglio di un campeggio, più avventurosa di un viaggio on the road e più affascinante di un resort in paradisi lontani: una casa con vista sul bosco, aggrappata ai tronchi e letteralmente immersa tra foglie e rami, è la proposta più magica e romantica che possa esistere. Sarà perché il pensiero di un rifugio segreto tra le chiome di un albero ci fa tornare un po’ bambini, o perché, almeno una volta all’anno, abbiamo tutti bisogno di ritrovare noi stessi, lontano dalla frenesia quotidiana. Di certo, abitare anche solo per una notte in cima a una pianta è una soluzione alternativa e green. Che permette di riscoprire l’essenza di una vita in sintonia con la natura. A Manta, in provincia di Cuneo, a due passi dalle Langhe, si trova Il giardino dei semplici (giardinodeisemplici.eu), bed & breakfast che trasuda amore in ogni angolo e dotato di due fantastiche case sull’albero. Appena varcato il cancello d’ingresso inizia una vera e propria favola tra i vialetti del bosco-giardino abitato da gnomi e folletti. Un cancello e una comoda scala lignei, portano al terrazzino e alla casetta interamente in legno, composta da camera, bagno con doccia e piccolo soppalco. L’arredamento è curato nei minimi particolari e con gusto impeccabile. Nulla è stato messo li caso, ma tutto frutto di amore e passione. La prenotazione è da fare con lauto anticipo e l’attesa sembrerà infinita, ma ne varrà la pena.

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Potere del sorriso

“È l’accessorio più bello che una donna possa indossare” diceva Audrey Hepburn. E non bisogna mai dimenticare di sfoggiarlo un bel sorriso, perché può cambiare la nostra giornata e quella degli altri. Tante ricerche attestano che ridere fa bene a corpo e mente, ma spesso tensioni e stress frenano ogni entusiasmo. Allora basta imparare a utilizzare il sorriso come strumento e non come punto d’arrivo…non pensare “sorriderò quando sarò felice” ma “quando sorriderò sarò felice”. Perché la vita è uno specchio, se sorridiamo, ci sorriderà. La sua funzione è di portata talmente potente e benefica che Harvey Ball, il papà dello Smile, gli ha dedicato una giornata: il World Smile Day.  E ci insegna ad allenarci a tirar fuori in modo autonomo la gioia, sfruttando corpo, movimento e linguaggio.

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Partiamo dall’atteggiamento. Molti studi hanno dimostrato che se ci comportiamo e muoviamo da persone gioiose, lo diventiamo davvero. Tenendo le spalle e le braccia aperte e sorridendo per qualche secondo con la bocca spalancata e con lo sguardo rivolto verso l’alto, scoppieremo a ridere o quantomeno a sorridere: secondo lo psicologo Paul Edman, il nostro cervello ha in memoria quell’espressione del volto abbinata a emozioni positive fin da quando eravamo bambini. Ripetiamo più volte l’esercizio, soprattuto quando siamo sopraffatti da ansia e cattivi pensieri. Gli attori comici si affidano alla tecnica della visual comedy, la comicità fisica, in base alla quale gesti ed espressioni fanno scattare in modo spontaneo l’ilarità, come la mossa dello “spiazzamento”, che ricrea la risata automaticamente: basta continuare a sorridere tirando fuori la lingua con 2-3 colpetti veloci.

Veniamo al linguaggio. Cambiare il proprio vocabolario, in primis quello interiore, ci aiuta a non farci prendere dallo sconforto e dalla negatività, che tolgono slancio ad ogni nostro proposito. Impegniamoci ogni giorno a convertire le fasi di sfiducia e demotivazione in espressioni comiche, motivanti. Ad esempio, quando parliamo coi colleghi, evitiamo di dire: “Oggi sarà una giornata pesante”, ma sostituiamola con “Oggi sarà una giornata di sfide”. Incoraggeremo così non solo il nostro benessere, ma anche quello di chi ci circonda. Sorridere è un linguaggio universale capace di sormontare ogni barriera linguistica o culturale. È un efficace mezzo di comunicazione perchè predispone ai rapporti sociali in tutto il mondo.

E arriviamo allo stile di vita. Secondo il libro “La dieta del sorriso” di Alain Mességué, guru delle diete e delle erbe, il buonumore è spesso legato all’apporto giornaliero di triptofano, un amminoacido precursore della serotonina, l’ormone della felicità. Si trova soprattutto nelle proteine animali, come sogliola, ostriche e frutti di mare, ma anche nella frutta oleaginosa, come le mandorle. Le erbe fresche e gli aromi possono aiutarci a sorridere grazie alle loro proprietà rivitalizzanti: cannella, vaniglia e santoreggia da bere come tisane per combattere tristezza e pessimismo. Oltre al cibo, anche la respirazione è alla base del nostro equilibrio fisico e mentale; più è profonda, più saremo calmi e lucidi. Proviamo questo esercizio almeno una volta al giorno: da seduti, prendiamo aria dalla bocca aperta al massimo, sorridendo come se ricevessimo una sorpresa. Ripetiamo 3 volte. Stupefacente. E a fine giornata, prima di addormentarci sereni e risvegliarci ottimisti, concentriamoci su tre cose positive successe durante il giorno. Soffermiamoci su ognuna, recuperando dalla memoria le immagini che abbiamo visto e le emozioni che abbiamo sperimentato: riattiveremo la stessa sensazione di gioia di quel momento. Così ci gratifichiamo e diventiamo coscienti che siamo gli unici leader del nostro stato d’animo.

VFNO 2016

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Non servono né invito né pass ma solo la voglia di passare qualche ora in una serata mondana che riversa in strada centinaia di migliaia di persone: mancano meno di due ore alla Vogue’s Fashion Night Out che apre le porte alla fashion week milanese. Anche quest’anno saranno coinvolti centinaia di negozi, tutte le più importanti griffe e le più rappresentative boutique cittadine nelle zone del centro, intorno al quadrilatero della moda, da via Montenapoleone a via Manzoni, da via della Spiga a corso Venezia, da Corso Vittorio Emanuele a Corso Genova, all’intero quartiere di Brera e Corso Como, Piazza Gae Aulenti e il quartiere di Porta Nuova, che non solo rimarranno aperti fino alle 22.30, ma offriranno sconti speciali, promozioni e giveaway dei loro prodotti, intrattenendo i visitatori con cocktail party, incontri con gli stilisti e celebrità, DJ set, workshop, eventi e foto corner. Non mancheranno le capsule collection create appositamente per la VFNO il cui ricavato andrà in beneficenza, perché la Vogue’s Fashion Night Out è anche un evento volto a sostenere progetti umanitari: quest’anno il ricavato della serata sarà destinato ad Amatrice e alle centinaia di famiglie colpite quest’estate dal terremoto.

Gli eventi saranno tantissimi, troppi per riuscire a presenziare a tutti…ma ce ne sono 10 davvero imperdibili:

  1. Il centralissimo store OVS di via Torino accoglierà il cantautore spagnolo Alvaro Soler e invita a condividere l’esperienza sui social attraverso l’hashtag #OVSVFNO16.
  2. Luisa Spagnoli ospiterà il Maestro Cioccolatiere della “Scuola del Cioccolato Perugina” che realizzerà a mano i famosi “baci”. In entrambi gli store di Corso Vittorio Emanuele II e Galleria Vittorio Emanuele, sarà venduta ad un prezzo speciale una t-shirt limited edition con la stampa di un’illustrazione iconica vintage.
  3. Pinko presenta il cocktail party #Glamtaste in occasione della speciale serata del 20 settembre. Il party, che prevede la presenza del dj Simone de Kunovich, è organizzato in collaborazione con Coca Cola.
  4. La boutique Rosato di Via della Spiga 42, propone la collana “My beauty” e regalerà un look realizzato dagli hairstylist GHD ed un gioiello per capelli Limited Edition.
  5. Da Anna Ravazzoli in corso Genova, ci sarà la possibilità di farsi truccare con prodotti Givenchy, tra celebrità del fashion system, DJ set, cocktail e il brut delle cantine vinicoli Ca’ Maiol.
  6. Sempre in corso Genova, imperdibile l’evento organizzato da Pasticceria Cucchi che inaugurerà la mostra “collage” dedicata agli eroi dei fumetti, con quadri pop up d’autore esclusivi realizzati dall’artista Alessia Graziani.
  7. Da Seghetti Fashion Store, si potrà scegliere un outfit con tanto di servizio fotografico. Le foto saranno pubblicate sui social del negozio per una settimana e chi riceverà più like, vincerà un buono d’acquisto presso la store di 150 euro!
  8. La boutique Daniele Giovani Milano si trasformerà in un luogo esclusivo in cui è possibile rivivere l’atmosfera degli antichi salotti per dialogare e interrogarsi su inedite espressioni del made in Italy, scoprendo la nuova fragranza suprema “Perdizione” di Nobile 1942.
  9. Vogue Italia e Fashion Film Festival Milano hanno creato il progetto Through My Eyes per mettere in contatto il mondo della moda con quello del cinema. Dieci fashion film dedicati a dieci brand italiani e girati da dieci giovani registi internazionali che raccontano il Made in Italy verranno proiettati in Via Montenapoleone in un’istallazione a cielo aperto. Sponsor dell’evento è Huawei.
  10. Nel contesto della VFNO si inserisce LaLaLand, nuova agenzia di comunicazione che intratterrà il pubblico in via Fomentini con 7 ore d’ esibizioni, musica, effetti speciali e la partecipazione di Fabio Rovazzi, i dj Merk & Kremont, Fedez e J-Ax. Divertimento assicurato.

Rétro style

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Nella maggior parte dei casi la mania del vintage è come l’influenza: torna ogni anno, prende tutti, e nel giro di qualche mese è passata. Ma stavolta credo che la tendenza imperverserà a lungo, forte di mille rivoli che la alimentano. Dalla musica al design, dal collezionismo al cinema. Alla moda: sulle passerelle dell’estate e su quelle del prossimo autunno sono finiti in rassegna praticamente gli ultimi 60 anni della storia mondiale del costume.

Dalle gonne a ruota del Dopoguerra reinterpretate per la p/e da Dolce & Gabbana, Michael Kors e DKNY, ai favolosi Sixties rivisitati per l’a/i da Fay, Tommy Hilfiger e Giambattista Valli. Dagli Anni 70 rilanciati da Gucci, Louis Vuitton e Saint Lauren durante la p/e, agli 80 tornati in auge nell’a/i con le collezioni di Chanel, Miu Miu e Moschino. E se alle ultime sfilate è ricomparso perfino il minimalismo imperante fra gli anni 90 ed il nuovo millennio – da Victoria Beckham a Stella McCartneyil mood di molte collezioni sarà, nei prossimi mesi, quell’aria scientemente fané, quell’allure discretamente rétro style, quel quid che non sapremmo come definire se non: sapresti distinguere cosa ho comprato l’altro ieri da Prada e cosa ho ereditato dal guardaroba della prozia? Di qui a che l’idea tracimasse nello street style è bastato un attimo: i vintage festival si moltiplicano a vista d’occhio, in ogni stagione e ad ogni latitudine. E in nome di questo meccanismo lisergico ci siamo fatti piacere tutto il “meglio” del cattivo gusto degli anni Ottanta (i fuseaux, la permanente, le spalline, gli scaldamuscoli alla Flash Dance), riabilitato i Settanta dando una parvenza di nobiltà shabby-chic ai jeans scampanati e alle camicette indiane, siamo arrivati persino a promuovere nella categoria dei “mai più senza” quei discutibili sandali dei tedeschi in vacanza…da quel momento in poi abbiamo capito che tutto sarebbe stato possibile, che avremmo ingoiato e digerito qualsiasi cosa: la salopette con le pump taccatissime, il vestito di raso con il chiodo di pelle, il calzino alla caviglia con il sandalo da sera.

E le digressioni a tema e le passioni rétro dilagano: si va dall’antiquariato con il Brocantage – La Fiera dell’Antico dal 16 al 18 settembre 2016 al Parco Esposizioni Novegro a Milano, ai megamix moda-arte-spettacolo di Vintage, la moda vive due volte! dal 21 al 23 ottobre 2016 presso il quartiere fieristico di Forlì, ai diversi raduni di macchine d’epoca in giro per l’Italia  – 500 Fiat le più amate – che regalano cartoline d’annata in ogni piazza e luogo che calchino. E mentre sotto sotto pure l’intimo registra un gran ritorno del burlesque, i wedding parties del momento  si ispirano ai ruggenti anni 30. Perché il risultato è fuori discussione: calarsi in un meraviglioso abito Anni 50, rispolverare gli stivali mezzo tacco della mamma, scovare in un mercatino una tunica hippie e aggiornarla in chiave moderna con accessori up-to-date, è un gioco stiloso, che fa un consapevole e divertente avanti e indietro nel tempo.

Digital Detox

Digital detox

Siamo agli sgoccioli delle vacanze: alzi la mano chi, dopo le giornate piacevoli e rilassanti passate in riva al mare o sui sentieri di montagna, facendo il pieno d’aria buona e sole, non prova un leggere senso d’angoscia al pensiero di tornare alla routine degli orari fissi e alla costrizione dei luoghi chiusi. Niente paura: in settembre (e nelle prime settimane d’autunno) il clima è ancora mite e, soprattutto nel fine settimana, possiamo continuare a sfruttare i benefici della vita all’aria aperta e del silenzio.

Ma saremmo in grado di pagare per essere privati dei nostri dispositivi tecnologici? Niente iPad, iPhone, BlackBerry, computer, per un long weekend? O anche di più? Detto così sembra pazzesco ma in California, a Navarro, Camp Grounded è una versione nostalgica dei vecchi campi scout e offre proprio questo con grande successo: obbligo di lasciare all’ingresso tutto, ma proprio tutto per vivere in mezzo alla natura, mangiare, meditare, nuotare, dormire nei sacchi a pelo, partecipare a workshop sui colori e serate in silenzio. La Digital Detox – un nome, un programma – società con base a Oakland, California, ha lanciato l’idea l’anno scorso e i trecento posti per le tre sessioni di giugno sono andati esauriti in una settimana. Segno che di gente esaurita ce n’è parecchia e la coscienza di essere pericolosamente sovraesposti alla tecnologia comincia ad affiorare. È una singolare coincidenza che esperti di neuroscienze, monaci antropologi siano arrivati, partendo da punti diversi, alla stessa conclusione: tv sempre accesa, cene dove nessuno parla perché c’è un tweet da spedire o un whatsapp a cui rispondere, sono il frutto di un’accelerazione che ci toglie il tempo di pensare e sfiora la patologia: nello sforzo di restare connessi con gli altri perdiamo la connessione con noi stessi. Passiamo ore al computer, sviluppiamo interessi e contatti attraverso la Rete. Se questi comportamenti diventano un’abitudine, la costante e non l’eccezione della nostra vita, alla fine stravolgeremo i nostri ritmi biologici e sociali.

Esercizi di disconnessione ce ne sono a dismisura: nell’arco della giornata e della settimana concediamoci momenti in cui possiamo visitare una mostra, fare una lunga camminata nel verde con il cellulare spento, rilassarci con un’ora di yoga, praticare uno sport, pregare in una chiesa deserta o semplicemente stare un’ora seduti sul divano senza fare niente e non mangiare lavorando al pc. Non abbiamo nessuna necessità di essere sempre “connessi”. Non siamo macchine, né mai lo saremo. Cerchiamo di trovare spazio per i nostri muscoli, il nostro respiro, il nostro cuore, la nostra interiorità per disconnetterci dal mondo e riconnetterci con se stessi.

Ischia tour

È l’isola verde, quella in cui la natura, più di ogni altra meta campana, è protagonista assoluta. Di origine vulcanica, Ischia è un affascinante mosaico di rigogliosi giardini, spettacolari paesaggi  fatti di boschi e vigneti, pittoresche cittadine, ma soprattutto vasti centri termali: le sue acque multiattive, ricche di cloruro e sodio, sgorgano alla temperatura di 80 gradi. In quasi tutte le catene alberghiere presenti sull’isola, c’è la possibilità di scegliere tra i più disparati trattamenti estetici, o rilassarsi tra acqua dolce, salata o termale. La Baia di San Montano, a ovest di Lacco Ameno, è stata la mia oasi di relax preferita. Coi suoi bassi fondali di acque calde cristalline, adatte anche ai bambini, ospita il parco idrotermale nonché splendido giardino botanico di Negombo (http://www.negombo.it) che regala molteplici attrattive: hammam, vasche termali in stile zen, sculture moderne e una insolita vasca labirinto in stile giapponese dove massaggiare i piedi affaticati.

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La riva più frequentata è il lungo arenile riscaldato da fumarole della Spiaggia dei Maronti, a cui si può accedere dalla Ischia più caratteristica sulla costa meridionale: la minuscola ma pittoresca Sant’Angelo, meta di quel genere di eleganti vacanzieri che ama le raffinate boutique, i ristoranti sul mare e le tranquille viuzze dove trovare frescura. Per bagni romantici e insenature più nascoste invece consiglio la rocciosa Baia di Sorgeto. Una piccola insenatura appartata con gorgoglianti sorgenti termali talmente calde che gli ischitani ci si tuffano anche in pieno inverno. Ci si accede prendendo un taxi d’acqua o arrivandoci a piedi dopo parecchi scalini in pietra…ma ne vale la pena perché da qui si può ammirare uno dei tramonti più spettacolari dell’isola. E se viene fame, si risalgono le gradinate per trovare la locanda Punta Chiarito, dove gustare i sapori della tradizione culinaria dell’isola, come il coniglio all’ischitana o il crostone tipico di Ischia, la “zingara“: pane cafone (casereccio), maionese, fior di latte, prosciutto crudo e pomodoro. Semplice ma indimenticabile. Se però volete gustarvi un pasto coi fiocchi e stupire chi vi fa compagnia, allora è d’obbligo raggiungere Ischia Porto e prenotare un tavolo da Zi Nannina à mare (http://www.zinannina.com): l’eleganza degli ambienti, la cortesia e la professionalità del personale trovano una perfetta fusion nella presenza di un menù che unisce il tradizionale al gourmet. La cornice è quella del mare e del verde di Ischia, con il Castello Aragonese a fare da sfondo in lontananza. Un’esperienza che appaga vista e palato grazie agli squisiti piatti del giovane chef e al sapiente mise en place.

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Per chi non ama troppo la vita in ammollo, Ischia ha un volto verde, da scoprire con i trekking che portano al Monte Epomeo, la vetta più alta dell’isola (788 mt.), o nei labirinti verdi dei Giardini La Mortella a Forìo: un parco botanico creato da Susana Walton, moglie del compositore William Walton, dove oziare all’ombra di piante secolari; d’estate ospita spettacoli di teatro greco e concerti di musica classica sotto le stelle, così come il Giardino Botanico Ravino (http://www.ravino.it), famoso per una delle più vaste e varie raccolte di piante
succulente d’Europa. Tra una sosta alle terme e passeggiate nel verde, c’è lo shopping a Ischia Porto e lungo il dedalo di stradine che si dipana verso Ischia Ponte. Dai ridottissimi bikini alle confezioni di soffici babà, ai negozi griffati come le boutique La Caprese Più (http://www.lacapresepiu.com) e il Grifo210. Ma anche l’artigianato offre pezzi unici: nel pieno centro di Ischia, si trova un laboratorio speciale, quello della giovane e talentuosa stilista Mariarosaria Ferrara, dove poter scegliere e commissionare bellissimi sandali su misura e borse coordinate. Da sfoggiare anche al rientro in città.

Ferrara

Spiaggia che vai stile che trovi

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Per una fuga o una vacanza, il dilemma è sempre quello: che cosa chiudere in valigia al volo, risparmiando spazio e dubbi? Dipende. Prima di fare le valigie, bisogna informarsi sempre con le persone che ci sono già state su ciò che si porta di più nelle mete dove ci si sta dirigendo. Non illudiamoci che buon senso e spirito pratico bastino a farci da guida. L’incanto della moda, ormai lo sappiamo, non si regge sui grigi principi della ragione…

Partendo da chilometro zero, nella nostrana Capri, camicia e pantaloni in lino bianco ci faranno sentire perfettamente a nostro agio, ideali se abbinati ai tipici sandali che ancora vengono prodotti dagli artigiani dell’isola. In Sardegna, a Porto Rotondo, è imperante il basic-chic, ma già a pochi chilometri di distanza, a Porto Cervo, lo stile cambia e prevale l’extralusso che mescola gioielli da capogiro ad abiti griffati. A Forte dei Marmi, grande successo degli shorts minimi, soprattutto tra le giovanissime. Per chi preferisce i vestiti, sono tornati di moda gli abiti-prendisole in sangallo e maniche a sbuffo: iniziamo a saccheggiare i bauli della nonna per ritrovare i vestiti con le bretelle degli anni 50′ e bikini d’ispirazione Fifties con slip a vita alta e reggiseno a balconcino. Mentre le firmatisime boutique del Forte, luoghi cult per fashion addict, offrono di tutto e di più, in primis sandali con plateau e decori gioiello, imprescindibili anche quest’anno. La valigia per la Versilia andrà bene pure per la Costa Azzurra, salvo lasciare a casa qualche capo (firmato) di troppo e affidarsi di più a pantaloni slim e colorati da accompagnare al mattino con una T-shirt e alla sera con una bella camicia di seta, sempre colorata.

Se la meta è un resort a Bora Bora o in qualsiasi altra isola della Polinesia, potremo tranquillamente partire con la nostra scorta di parei e creme solari, con l’aggiunta di pochi capi facili per la sera, soprattutto casacche, pantaloni e abitini sexy. Lasciamo solo un po’ di spazio per l’acquisto dei parei locali; questo vale anche per altre spiagge tropicali o equatoriali. Per esempio a Malindi non si può resistere ai teli ispirati ai colori Masai, dalle squillanti tonalità rosse o arancio. Pure i gioielli Masai sono da indossare, quelli con le perline facili da trovare sulla spiaggia dalle venditrici ambulanti. Nei resort caraibici invece, come gli esclusivi paradisi delle Isole Vergini, va alla grande uno stile on the road: un bel paio di bermuda o degli shorts in denim con una T-shirt aderente decorata con nappine o motivi gipsy, dal sapore libero e vagabondo. Alla sera via libera ad abiti leggeri e tacchi alti. Chi sceglie il Brasile, metta in valigia scarpe comodissime, perché le strade sono fatte ancora con le pietre irregolari che i conquistadores portoghesi avevano usato allo scopo di facilitare l’imbarco delle merci. Indispensabili anche abiti freschi e colorati, sia di giorno che di sera.

bon2Ovunque si vada, una bag coloratissima, mini-size e a tracolla è d’obbligo. Non è mai fuori luogo, persino in spiaggia si indossa sul prendisole o su un caftano. E si abbina a meraviglia con l’altro fashion statement che non si può lasciare mai a casa: un maxidress a motivo etnico, da indossare di giorno con gladiatores bassi di cuoio o con le espadrillas che tanto sono tornate di moda. E per il viaggio, il mai-più-senza del momento: un paio di pantaloni cropped, larghi, tagliati alla caviglia. In colore bianco o nero. Meno ingombranti dei jeans, ma altrettanto street e versatili: li infili al mattino e non ci pensi più. Ma con un top elegante e con un paio di sandali alti e metallizzati diventano subito scenosi e raffinati. Bon voyage!

Autenticità

L’avevamo persa di vista, da qualche tempo in qua. Sedotte dagli slogan overpromising della pubblicità. Perse a obbedire a quella assurda regola che ci chiede di sembrare quello che non siamo. Tutte giovani, a qualsiasi età, tutte magre, tutte trendy, tutte belle allo stesso modo. Chissà com’è successo – quando? – che abbiamo deciso che solo le donne con bocche grandi e nasi all’insù e seni gonfiati da pornostar fossero sexy e femminili, come le caricature dei cartoni animati o i tatuaggi dei marinai. Dimenticando che c’è stato un tempo in cui la bellezza si declinava al plurale e aveva le facce tutte diverse delle Sophie Loren, delle Claudie Cardinale, delle Moniche Vitti, ognuna magnifica a modo suo, in quell’alchimia perfetta di labbra sottili e occhi immensi, di perfezioni e imperfezioni. Chissà com’è successo – quando? – che abbiamo deciso che dovessimo tutte issarci su tacchi altissimi, anche alle 4 del pomeriggio, anche per prendere i figli a scuola, o strizzarci in quegli skinny che stanno bene solo a Kate Moss, per essere… fashion ( parola che si addice più a una 13enne o a una Bratz, che a una “signora” pur giovane dentro).

authenticAdesso facciamo che basta, che si fa di testa nostra. L’autenticità è nell’aria, la sento. Guardarsi allo specchio e riconoscersi. Non fingere di essere ciò che non si è. Per paura di non piacere. Per paura di invecchiare. Perché il problema delle donne sta tutto lì, nel sentirsi “normali”: ci guardiamo allo specchio e quello che vediamo è “solo” una donna. E questo non riusciamo ad accettarlo. Il paradosso è che nello sforzo di avvicinarci all’ideale estetico del momento, ci banalizziamo in modo spaventoso. Basta dare un’occhiata in giro per rendercene conto. Le donne considerate “belle” sono tutte uguali, tutte pettinate e vestite nello stesso modo. E anche quelle più avanti negli anni, fateci caso, si assomigliano in modo impressionante. Non sarebbe invece meglio rilassarci e valorizzare quello che abbiamo? Portare il proprio corpo come se fosse il vestito che uno stilista ha confezionato solo per noi? Modello Esclusivo. Particolare, unico, irripetibile.

C’è una frase che nel tempo ho interiorizzato e sulla quale invito a riflettere: l’anima ha bisogno di un luogo. E questo luogo è il corpo. Corpo come espressione dell’anima. Non mortifichiamolo, non adattiamolo al modello delle dive e delle indossatrici. La moda è una cosa bella, ma deve essere un gioco, allegria di forme e di colori. E il gioco richiede leggerezza, stile. Il nostro corpo è il nostro stile. Inventiamolo, valorizziamolo e mostriamolo. Curiamolo per stare bene con noi stesse. Ripeto: noi stesse, non un’altra che fagocita la nostra personalità. Dice Aristotele che c’è qualcosa di dolce nel vivere: l’energia del movimento, il ritmo del camminare, passarsi le dita nei capelli fanno parte di questa dolcezza. Non è questione di specchi e neanche di sforzi intellettuali. La dolcezza del corpo la sentiamo da dentro, come una specie di danza che ciascuna sa ballare con la propria cadenza interiore. Seguire il proprio passo non significa solo rispettarsi, ma amarsi. Questa forma singolare del nostro corpo veniva già amata da nostra madre prima ancora che venissimo al mondo. La forma singolare del nostro corpo, aspetta solo una carezza.

Non omologhiamoci. Siamo uniche. Chi resta se stessa non passa mai di moda.

Dove vanno le milanesi a farsi belle

I clacson suonano nervosi. Il semaforo è verde da oltre un secondo e la macchina davanti non è ancora partita. Il traffico è intenso, trovare parcheggio una missione impossibile. I mezzi pubblici sono pieni di gente e se l’aria condizionata concede un minimo di sollievo d’estate, d’inverno il riscaldamento è sempre troppo alto…così alle 9.00 il trucco è già sfatto e la camicia stirata di tutto punto è ormai un campo di battaglia. Ci sono i bambini da portare a  scuola, la spesa da fare, le bollette da pagare, rassettare e pulire casa. La mostra a cui non si può assolutamente mancare, un salto sul tapis roulant in palestra, l’ora di zumba e quella di pilates. Poi gli aperitivi con gli amici stipati nel locale più trendy e la coda al cinema…Scene di ordinaria follia nella New York d’Italia: Milano.

La milanesità è un lavoro a tempo pieno, una vita che affatica, che vuol contenere tutto, che  costringe pure a contrarre e inglesizzare le parole – aperitivo diventa “ape”, chiamata “call”, stato d’animo “mood” – la chiamiamo ottimizzazione: una competenza essenziale richiesta a tutte, dalle manager alle casalinghe. Le milanesi vanno perennemente di fretta, si lamentano che tutto è uno “sbatti”, hanno l’analista e se ne vantano, sono finte snob, vestono con stile, correggono i tassisti sulla strada più veloce da fare, non vanno dal parrucchiere ma dall’hair stylist, non dalla truccatrice ma dall’image maker. Concedersi un momento di relax per farsi belle non è solo considerato un lusso, ma un investimento sulla propria persona. Dove?

QC Terme Milano, piazza Medaglie D’Oro 2 (http://www.termemilano.com). Una vera perla di relax per staccare dalle ansie e dallo stress della giornata: ci si può andare infatti durante la settimana e partecipare all’ “aperiterme”, un buffet light con ingresso ai servizi termali. Il giardino esterno è circondato dalle mura erette dai Gonzaga, la parte indoor invece si trova in un palazzo liberty, un’ex balera. In dotazione accappatoio, ciabattine e creme, per due tipi di percorsi: esterno con piscine riscaldate e una curiosa biosauna all’interno di un vecchio tram, o interno con zona relax e maxi lettoni, luci soffuse, geyser, bagno turco e percorsi acquatici. Al piano superiore si può scegliere tra un massaggio rilassante, modellante, shiatsu, ayurvedico, linfodrenante o scacciapensieri.

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Romans Club, corso Sempione 30 (http://www.romansclub.com). Una vera e propria Wellness Lounge, uno spazio ideato e realizzato per rendere l’esperienza del benessere unica e totalizzante: c’è il parrucchiere, la palestra con attrezzi Technogym all’avanguardia, la sala per i corsi di yoga e pilates. Un’area pesi con un ring per chi fa boxe, una cabina per i trattamenti beauty di Elizabeth Arden, un healthy bar, il Salad Me Cafè, indipendente ma inglobato nel centro stesso. Nel piano interrato si trova la zona spa: cascata di ghiaccio, doccia emozionale, sauna norvegese con cromoterapia, bagno turco con talassoterapia e zona relax.

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Bahama Mama, viale Col di Lana 1 (http://www.bahamamama.it). Un nail bar per una pausa di assoluto relax. La proprietaria Gaia lo ha curato nei minimi dettagli: insegna al neon rosa, salottino con poltrone di velluto grigio all’ingresso, un piccolo bar dove bere ottimi centrifugati e tisane depurative, un delizioso angolo dedicato alla vendita di abiti e accessori vintage. La stessa cura è riservata ai prodotti utilizzati per i trattamenti di viso e corpo e nella sala barocca per la manicure e la pedicure – a mio avviso la migliore in città – sono allineate decine di smalti dai mille colori e mentre ci si sta rilassando, si può sorseggiare un cocktail biologico o guardare un film. Promemoria: ricordarsi sempre di prenotare.

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Bellavera, piazza Buonarroti 32 (http://www.bellavera.it). Un beauty-concept voluto dalla vivace quanto professionale Cristina Fogazzi, estetista da anni e geniale artefice della pagina Instagram e Facebook  “L’estetista cinica”, che ha sfondato la rete a suon di vignette in cui con il camice, le braccia incrociate e musino saccentemente cinico per l’appunto, risponde ai quesiti più o meno assurdi che la donna media rivolge all’estetista di fiducia per ricevere la magica soluzione su cellulite e diete varie. È appena uscito il suo libro, “Guida Cinica alla Cellulite“, scritto assieme al chirurgo plastico Enrico Motta, dove vengono illustrate tutte le cause scientifiche e biologiche delle odiate cellule adipose, con tanto di aiuti per arginare il problema, dall’alimentazione povera di sale (ci sono le ricette di Gnam Box!) ai trattamenti più mirati da poter fare nel suo centro con un adorato team cinico composto da estetiste preparate che fanno sentire ogni cliente a proprio agio. I trattamenti più in voga sono Icoone, Cavitazione, Radiofrequenza e l’innovativo Slim_me da poter fare anche a casa.

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