Babbo Natale (non) esiste

In una scuola privata inglese un’insegnante è stata licenziata dal preside per aver rivelato ai suoi alunni di 9-10 anni che Babbo Natale non esiste. I genitori sono andati su tutte le furie e coalizzati nello sdegno unanime hanno sommerso il preside di lettere di protesta. La maestra incriminata avrebbe “sconvolto” e “turbato” i bambini, provocato lacrime e traumi, cancellato il lato più magico del Natale.

santaPersonalmente trovo ingiusto un provvedimento che punisce chi ha detto solo la verità. Non è un bell’esempio socio-educativo, anche per dei bambini, ora disillusi, ma un giorno adulti consapevoli. Gli psicologi, però, non sono d’accordo. Ritengono che l’iniziativa della maestra sia grave e punibile: certe questioni così “delicate” vanno lasciate ai genitori; a loro spetta la fatidica rivelazione, fa parte del loro personale ed esclusivo rapporto di fiducia con i figli. Perché pur sempre di inganno si tratta e di bugie da svelare. E nemmeno gli scrittori sono d’accordo: dicono che non è giusto annullare dall’esterno i sogni e le favole belle dei bambini, che la delusione deve arrivare da sola, essere frutto di una scoperta personale nei modi e nei tempi di ciascuno.

Tuttavia. Non riesco a condannare la maestra. A 9-10 anni oggi si è molto meno bambini di una volta. Intuizioni e sospetti, se non certezze, hanno sicuramente cominciato a farsi strada, compagni di scuola ed amici più grandi avranno parlato, forse deriso e fatto capire. Però, in famiglia, si preferisce tacere. I figli, per timore di perdere i regali ordinati, i genitori, per non rovinare l’atmosfera dolciastra, per compensare con la fila nei negozi e l’acquisto di  un giocattolo costoso tante più gravi disattenzioni e disillusioni procurate tutto l’anno…

Forse l’intervento della maestra può essere letto come uno degli auspicabili momenti di critica e chiarezza, di confronto e quindi di crescita, che la scuola deve promuovere, ad ogni età, a fianco e spesso contro l’emotività confusa e la velata ipocrisia di ricorrenti situazioni della vita. Non per sostituirsi alla famiglia, ma per aprire la famiglia stessa ad una realtà più vasta e contraddittoria, meno ovattata e protettiva dei natali-panettoni-bauli. Meglio, quindi, franche ammissioni senza clamore, a scuola o a casa che sia. Meglio non interferire con le rivelazioni esterne, fanno parte della vita e vanno autonomamente rielaborate.

Non ricordo il momento preciso in cui sono passata da un Babbo Natale distratto ad un Babbo Natale inesistente. Di sicuro, non ho ricevuto nessuna dichiarazione solenne ed ufficiale. Che Babbo Natale non esiste è una di quelle “scoperte” che non si fa una volta per tutte, ma è destinata a rinnovarsi nel tempo, nelle fatiche e nelle delusioni del vivere reale. Si può impararlo anche a scuola, da una maestra licenziata.

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