Autenticità

L’avevamo persa di vista, da qualche tempo in qua. Sedotte dagli slogan overpromising della pubblicità. Perse a obbedire a quella assurda regola che ci chiede di sembrare quello che non siamo. Tutte giovani, a qualsiasi età, tutte magre, tutte trendy, tutte belle allo stesso modo. Chissà com’è successo – quando? – che abbiamo deciso che solo le donne con bocche grandi e nasi all’insù e seni gonfiati da pornostar fossero sexy e femminili, come le caricature dei cartoni animati o i tatuaggi dei marinai. Dimenticando che c’è stato un tempo in cui la bellezza si declinava al plurale e aveva le facce tutte diverse delle Sophie Loren, delle Claudie Cardinale, delle Moniche Vitti, ognuna magnifica a modo suo, in quell’alchimia perfetta di labbra sottili e occhi immensi, di perfezioni e imperfezioni. Chissà com’è successo – quando? – che abbiamo deciso che dovessimo tutte issarci su tacchi altissimi, anche alle 4 del pomeriggio, anche per prendere i figli a scuola, o strizzarci in quegli skinny che stanno bene solo a Kate Moss, per essere… fashion ( parola che si addice più a una 13enne o a una Bratz, che a una “signora” pur giovane dentro).

authenticAdesso facciamo che basta, che si fa di testa nostra. L’autenticità è nell’aria, la sento. Guardarsi allo specchio e riconoscersi. Non fingere di essere ciò che non si è. Per paura di non piacere. Per paura di invecchiare. Perché il problema delle donne sta tutto lì, nel sentirsi “normali”: ci guardiamo allo specchio e quello che vediamo è “solo” una donna. E questo non riusciamo ad accettarlo. Il paradosso è che nello sforzo di avvicinarci all’ideale estetico del momento, ci banalizziamo in modo spaventoso. Basta dare un’occhiata in giro per rendercene conto. Le donne considerate “belle” sono tutte uguali, tutte pettinate e vestite nello stesso modo. E anche quelle più avanti negli anni, fateci caso, si assomigliano in modo impressionante. Non sarebbe invece meglio rilassarci e valorizzare quello che abbiamo? Portare il proprio corpo come se fosse il vestito che uno stilista ha confezionato solo per noi? Modello Esclusivo. Particolare, unico, irripetibile.

C’è una frase che nel tempo ho interiorizzato e sulla quale invito a riflettere: l’anima ha bisogno di un luogo. E questo luogo è il corpo. Corpo come espressione dell’anima. Non mortifichiamolo, non adattiamolo al modello delle dive e delle indossatrici. La moda è una cosa bella, ma deve essere un gioco, allegria di forme e di colori. E il gioco richiede leggerezza, stile. Il nostro corpo è il nostro stile. Inventiamolo, valorizziamolo e mostriamolo. Curiamolo per stare bene con noi stesse. Ripeto: noi stesse, non un’altra che fagocita la nostra personalità. Dice Aristotele che c’è qualcosa di dolce nel vivere: l’energia del movimento, il ritmo del camminare, passarsi le dita nei capelli fanno parte di questa dolcezza. Non è questione di specchi e neanche di sforzi intellettuali. La dolcezza del corpo la sentiamo da dentro, come una specie di danza che ciascuna sa ballare con la propria cadenza interiore. Seguire il proprio passo non significa solo rispettarsi, ma amarsi. Questa forma singolare del nostro corpo veniva già amata da nostra madre prima ancora che venissimo al mondo. La forma singolare del nostro corpo, aspetta solo una carezza.

Non omologhiamoci. Siamo uniche. Chi resta se stessa non passa mai di moda.

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