Arte di Amare

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Nell’ “Arte di amare“, Erich Fromm dice espressamente che “non si può amare una persona senza conoscerla”. Il principio vale anche e soprattutto quando si parla di amore per se stessi. Conoscere davvero una persona, spiega Fromm, vuol dire avere chiari i suoi pregi, i suoi difetti, le sue zone d’ombra e accettarla con tutto il bagaglio che si porta dietro. Dobbiamo provare a fare la medesima cosa con noi stessi: riconoscere e amare i nostri punti di forza ma accettare anche le debolezze e le piccole viltà, senza cedere alla tentazione di rimuoverle o negarle per non vederle.

Molte persone desiderano occupare posizioni di rilievo o di leadership: essere il capo, un grande attore, una famosa scrittrice… Queste posizioni, però, non possono comprensibilmente essere adatte per ognuno di noi. Al contrario, la sensazione di centralità rispetto alla vita – che è quello che ci fa stare bene – è un mood esistenziale alla portata di tutti. Anche se non ce ne rendiamo conto, ciascuno di noi, per forza di cose, è un soggetto al centro di un mondo: il proprio. Possiamo dire sì o no, prendere decisioni e assumerci responsabilità. Ma la cosa che più di tutte aiuta a sentirsi centrali è impegnarsi a fondo in ciò che si fa, sia che si tratti di lavoro, di studio, di sport o di volontariato. Prendere le cose sul serio – che non vuol dire con pesantezza – giova moltissimo al nostro io e anche alla reputazione esterna. Siamo noi, con le nostre motivazioni, paure, proiezioni a determinare in buona parte quello che ci succede, nel bene e nel male. Esercitiamoci a misurare quanto abbiamo messo di nostro in ciò che ci accade: nelle esperienze negative (un esame andato male, un rimprovero del capo…) e anche quelle positive. Cerchiamo di scoprire e valorizzare il buono della nostra vita e abituiamoci a prenderci i meriti che ci spettano. Gli affetti, le amicizie, i successi non sono mai solo frutto del caso.

Oltre a conoscerci e accettarci, se vogliamo volerci bene, dobbiamo darci da fare anche per migliorare, non solo dal punto di vista estetico o professionale. Il vero miglioramento riguarda l’interiorità, l’empatia, l’intelligenza emotiva: in altre parole, le abilità relazionali. Per sentirsi al centro, più che un grosso “io” fa gioco infatti averne uno solido. Ma è all’interno delle relazioni significative che l’io acquista solidità e tenuta. Noi tutti, infatti, esistiamo perché inseriti in un sistema di relazioni, ed è fondamentale avere le abilità per coltivarle e curarle. Per affinare queste capacità dobbiamo, in particolare, esercitarci all’ascolto: di ciò che arriva dagli altri e, anche, delle nostre emozioni più profonde. Il miglior esercizio è proprio imparare a comprendere che cosa ci dicono la paura, la noia, la rabbia, il disgusto…registrare il messaggio di queste emozioni anche quando le circostanze e le norme sociali ci impongono di ignorarlo esternamente.

Cerchiamo di darci consigli buoni e spassionati, come faremmo con una sorella o un’amica. Se ciascuno di noi riuscisse a vedersi come la propria migliore amica, in fondo, il gioco sarebbe già fatto. Buon San Valentino, a noi stessi.

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