Action learning

Parto da una piccolo esempio quotidiano: nella redazione del magazine on line per cui collaboro c’è una grafica brava, veloce, creativa. Lo riconosciamo tutti. Meno l’art director, che non finisce mai di lamentarsi di lei. “Ce l’ha con me”, è il classico commento della mia amica grafica e quest’idea diventa l’alibi per non affrontare il suo capo. Se solo si chiedesse cosa pensa davvero di lei l’art director, se provasse ad ascoltare il reale contenuto dei rimproveri…Ancora meglio: se solo provasse a chiedergli a tu per tu cosa pensa esattamente del suo lavoro, forse potrebbe risolvere una volta per tutte il problema. Questo per sottolineare quanto, nel mondo del lavoro, è basilare chiedersi “cosa pensano gli altri di me”?

Business meeting flat illustration conceptÈ una domanda importante che spesso tendiamo a evitare perché temiamo una risposta scomoda, che ci mette in discussione. Accade anche perché oggi, quando si commenta il lavoro di qualcuno, è più facile sottolineare gli errori invece che lodare ciò che funziona. Ma per fortuna una nuova tendenza inverte la rotta: è l’ action learning, ovvero la capacità di imparare (to learn, appunto) dalle azioni che facciamo, dalle esperienze. Lo strumento usato è il feedback, analizzando cioè ogni volta i risultati del proprio lavoro, chiedendosi a fine attività com’è andata, cosa ha funzionato, cosa no e soprattutto cosa si può fare di meglio la prossima volta. Le aziende all’avanguardia lo adottano come metodo, ma possiamo usarlo anche noi tramite tre esercizi.

Esercizio numero uno: proviamo a chiedere a un superiore cosa pensa di quel nostro lavoro e richiediamo ai colleghi più vicini un feedback, per esempio sull’ultima attività svolta insieme. Dalle risposte capiremo quali sono i nostri veri punti di forza e sapremo rafforzarli. L’esercizio numero due è più difficile, soprattutto per chi è appena entrato nel mercato del lavoro: dobbiamo misurarci con la nostra azienda, quindi un’entità astratta che ha i suoi obiettivi. Cosa si aspetta da noi? Siamo certi di sapere quali sono i comportamenti corretti e quelli malvisti nella nostra impresa (grande o piccola che sia)?. L’ultimo esercizio è un “attenti a…”, sì perché c’è anche un rischio nel chiedersi sempre cosa pensano gli altri: quello di trasformare l’attitudine positiva dell’ascoltare un parere su di noi in un ostacolo paralizzante. Chi teme troppo i giudizi degli altri, molto probabilmente, ha un’idea sbagliata dell’autorità. Non pensiamo che chi ci fa un rimprovero ci voglia punire e basta. Impariamo a focalizzare sempre l’obiettivo di un confronto: di solito è semplicemente quello di ottenere risultati migliori.

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