Quest’anno, per la prima volta, non ho fatto una lista interiore di buoni propositi da disattendere. Niente illusioni su diete, palestre, ordine negli armadi, nessun elenco di città da visitare entro ottobre, regali per il prossimo Natale da comprare un po’ per volta e non il 24 dicembre alle sei del pomeriggio. Niente promesse di bontà, gentilezza, perfezione, generosità, disciplina. Soprattutto niente quaderni con le cose da fare, da barrare una volta fatte, come se la vita fosse un elenco per punti. Faccio pace con il tumulto, con il disordine, con l’imperfezione costante. Non sarà lo spinning abbandonato alla seconda lezione a raccontare chi sono, non saranno tutte le cose che ho perso, dimenticato o mai finito, a dire che è stato un anno sprecato. Per ogni fallimento ci sarà una vittoria, magari minuscola, impercettibile, come un fiore quando ancora non è sbocciato, e non si sa nemmeno se sboccerà. Ma dentro questo scambio fra i sì e i no, fra i “non ce la faccio” e i “posso”, fra la vita piccola dei giorni e la vita grande di quello che accade nel nostro mondo, credo che ci sia una sola cosa davvero importante: ricordarci chi siamo.

E pare che stavolta facciamo tutti sul serio, me compresa. Mai come per il 2017 ho respirato così tanta voglia di cambiamento, di benessere, di tranquillità. Anche io, più che mai, sono fiduciosa. La buona notizia è che siamo tutti positivi, per adesso, la cattiva è che non sarà un anno tranquillo (eccetto per quelli che vivono su un’isola deserta) perché, non essendo nomadi, ma vivendo in un periodo di guerra, saremo comunque influenzati dal clima di costante tensione che caratterizzerà i prossimi 12 mesi. Ma sperare aiuta a esorcizzare. Leggere gli oroscopi aiuta a non pensare e reincarnandomi nella versione più ovvia di Miss Italia, desidero la pace nel mondo, la libertà di potere andare dove mi pare, anche a Parigi, Istanbul o Berlino, e di smettere d’indignarmi e piangere.

L’anno che sta per chiudersi è stato tremendo, agitato, come se qualcuno avesse sparpagliato polvere da sparo dal cielo: troppe cattive notizie, tante persone care passate a miglior vita, tantissime coppie scoppiate, tantissimi amici licenziati e altrettanti che hanno deciso di cambiare vita o Paese in cerca della felicità, quando la felicità è prima di tutto dentro di noi. Siamo stati dei vulcani in ebollizione che continuano tuttora a brontolare, mentre altri sono già eruttati. Adesso siamo come una città distrutta, aspettando o un “investitore” che ci rifaccia nuovi, o un caterpillar che ci demolisca per poter rinascere con le nostre gambe. Siamo ancora inquieti, tristi, ma dei bravi motivatori in primis di noi stessi, talmente tanto che siamo già autoconvinti che improvvisamente l’Italia offrirà più posti di lavoro, che i liberi professionisti saranno agevolati, che troveremo tutti l’ Amore della vita e che né a Roma né a Milano ci saranno attentati. Tutto quest’anno, perché è giusto così. Perché qualcuno ci ha detto che dopo tanta sofferenza viene la pace.

Dichiariamo l’anno nuovo stress-free. Puntando su mappe astrologiche favorevoli e su di noi. Basta lamentarsi, prendersela con gli altri se le cose non girano, far dipendere dagli altri la possibilità di essere felici. Siamo esigenti con noi stesse, senza chiedere troppo. Chiediamo agli altri semmai, senza vergogna: rispetto, ascolto, attenzione, baci. Almeno un “come stai?” quando si torna la sera. Caro 2017, crediamo, per finta o per davvero, tutti in te, non ci puoi prendere in giro.

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